Gli iracheni si ribellano all’Iran: violente proteste a Kerbala

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 9:47 in Iran Iraq

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La città irachena di Kerbala, situata a circa 100 km a Sud-Ovest di Baghdad, ha assistito, il 6 ottobre, a violente proteste, in cui gruppi di manifestanti hanno inneggiato slogan contro l’Iran.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, i cittadini iracheni si sono radunati per le strade della città, marciando in direzione di un sito religioso. Le forze di sicurezza, come mostrato dai video diffusi in rete, sono intervenute per disperdere la folla, ma il loro intervento ha alimentato violenti scontri, che, a loro volta, hanno provocato almeno 10 feriti tra i manifestanti. Ad essere criticata è l’influenza dell’Iran negli affari interni iracheni, oltre che alla presenza di milizie filoiraniane, ritenute responsabili di episodi di violenza interna ed esterna. Nello specifico, gruppi armati affiliati a Teheran sono stati inclusi tra i possibili autori degli omicidi di attivisti e giornalisti verificatisi negli ultimi mesi. Parallelamente, milizie sciite, tra cui le cosiddette “Brigate di Hezbollah”, sono ritenute colpevoli degli attacchi contro postazioni e strutture statunitensi in Iraq.

In tale quadro, il leader sciita del Movimento Sadrista, Muqtada al-Sadr, ha invitato le forze di sicurezza a salvaguardare i siti religiosi iracheni da coloro che si infiltrano tra i manifestanti per provocare caos e tensione. A detta di Sadr, vi sono gruppi “terroristi”, sostenuti da attori esterni, che starebbero provando a mettere in atto un complotto per destabilizzare il Paese.

Negli ultimi giorni, a Kerbala così come in altre città irachene, la popolazione è scesa in piazza per commemorare le oltre 500 vittime provocate nel corso della forte mobilitazione popolare iniziata il primo ottobre scorso, quando centinaia di manifestanti iracheni sono scesi in piazza per protestare contro le forze politiche al potere, richiedendo cambiamenti politici ed economici. Come riportato da al-Arabiya, sono diversi gli attivisti che temono tuttora le “minacce e le promesse” degli esponenti del movimento sadrista, in quanto sarebbero stati proprio loro affiliati ad aver aggredito i manifestanti iracheni negli ultimi mesi. Muqtada al-Sadr, dal canto suo, ha più volte affermato di essere a sostegno della popolazione irachena e delle richieste avanzate.

Al momento, le indagini sugli omicidi di manifestanti ed attivisti non hanno ancora portato ad alcun risultato concreto. Tuttavia, il 6 ottobre, il primo ministro iracheno, Mustapha al-Kadhimi, ha riferito di aver formato una commissione che si occuperà di indagare sulle violazioni del “prestigio” dell’Iraq, ovvero di quegli episodi che hanno minato la sicurezza, la dignità e la sovranità irachena, contro obblighi stabiliti a livello internazionale, rischiando di minare le relazioni internazionali dell’Iraq e il futuro del Paese. L’organo sarà guidato dal consigliere per la sicurezza nazionale, Qassem Al-Araji, il quale sarà affiancato da altri leader dei servizi di sicurezza e rappresenterà e dipenderà dalla “opinione dell’unità nazionale”, con il fine di rendere giustizia agli “iracheni innocenti” vittime di tali episodi. I primi risultati sono attesi entro 30 giorni dalla formazione della commissione, la quale avrà il diritto di richiedere qualsiasi tipo di informazione da chiunque.

La missione annunciata sin dall’inizio del mandato dal primo ministro è salvaguardare la sovranità dell’Iraq, oltre a rafforzare le leggi vigenti, limitare l’uso delle armi allo Stato ed impedire ad altri Paesi di trasformare i territori iracheni in un campo di battaglia o in una base per attaccare altri Stati. Il riferimento va, in particolare, agli Stati Uniti e all’Iran, al centro di tensioni sul suolo iracheno tra la fine del 2019 e gli inizi del 2020.

In tale quadro, a partire dal mese di ottobre 2019, sono più di 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati.  Ciò, inoltre, ha portato gli USA a minacciare di chiudere la propria ambasciata da Baghdad, il cui compound è stato più volte bersaglio di missili. Stando a quanto riferito il 28 settembre, ciò potrebbe avvenire entro tre mesi, a meno che il governo iracheno non fermi l’ondata di attacchi missilistici lanciati dalle milizie sciite. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.