Cipro Nord annuncia riapertura della spiaggia di Varosha, Grecia contraria

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 11:57 in Cipro Grecia Turchia

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Le autorità dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord hanno annunciato la riapertura della spiaggia abbandonata di Varosha, un quartiere della città di Famagosta. La mossa, condannata dai greco-ciprioti, rischia di rievocare i ricordi dell’invasione turca del 1974 che divise l’isola in due amministrazioni separate. Ersin Tatar, premier dello stato separatista di Cipro Nord, ha annunciato la decisione martedì 6 ottobre, durante un incontro con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ad Ankara. Quest’ultimo si è detto favorevole all’iniziativa e ha ricordato che Varosha è sigillata da decenni all’interno di un confine fatto di filo spinato. La spiaggia, inoltre, è rimasta abbandonata in una “terra di nessuno” dopo l’occupazione turca della parte nord di Cipro.

“Se Dio vuole incominceremo ad usare la spiaggia di Maras (Varosha) giovedì mattina, insieme al nostro popolo”, ha dichiarato Tatar al termine dell’incontro con Erdogan, giunto a poca distanza dalle elezioni in programma l’11 ottobre nella Repubblica turca di Cipro nord.

La mossa, tuttavia, è stata prontamente condannata dall’amministrazione greca di Cipro, l’unica riconosciuta a livello internazionale. Il governo di Nicosia, stretto alleato di Atene, si è opposto alla riapertura del resort abbandonato della spiaggia di Varosha e ha dichiarato che presenterà ricorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Anche la Grecia ha criticato la decisione e ha affermato che sosterrà Cipro. Le autorità di Nicosia considerano il quartiere abbandonato come proprietà della comunità greco-cipriota, fuggita dopo l’occupazione turca del 1974. 

Fonti cipriote hanno affermato che il piano è quello di aprire al pubblico circa 1,5 km di lungomare e non tutti i 6 km quadrati di entroterra che includono hotel e residenze abbandonate dalla popolazione greco-cipriota, fatta di oltre 39.000 persone, al momento dell’invasione. “Ci auguriamo che l’intera Maras sia aperta all’uso dopo che i lavori in corso sono stati completati rispettando i diritti di proprietà”, ha affermato Erdogan, impegnandosi a sostenere i funzionari turco-ciprioti.

Nicos Anastasiades, presidente del governo di Cipro riconosciuto a livello internazionale, ha dichiarato, dal canto suo: “Questa è una situazione eccezionalmente inaccettabile”. Secondo fonti interne al governo cipriota, Nicosia sarebbe già in contatto con i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU per discutere della questione. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, secondo quanto riferito dal suo portavoce, Stephane Dujarric, si è detto preoccupato per l’annuncio delle autorità turco cipriote sulla riapertura della spiaggia abbandonata di Varosha e ha ribadito di essere contrario a qualsiasi “azione unilaterale” possa alimentare le tensioni tra Cipro e Turchia, nonché minare gli sforzi per la ripresa del dialogo. 

Varosha è un sobborgo della più grande città di Famagosta, che, in greco significa “sepolto nella sabbia”. Ha una costa incontaminata di spessa sabbia dorata, la maggior parte fuori dal confine. Attualmente, solo 200 metri di spiaggia sono accessibili al pubblico, davanti a un hotel e a un resort di tre piani bombardati durante la guerra e lasciato da allora in rovina. Il resto dell’area è recintato da filo spinato arrugginito, che si estende nel mare ed è sorvegliato dai soldati turchi. Le autorità turco-cipriote avevano già intrapreso ad agosto una serie di passi significativi verso la riapertura di Varosha, sottolineando che una rinascita dell’area, che contiene hotel, residenze e chiese abbandonate, potrebbe portare notevoli benefici commerciali e turistici.

La decisione, tuttavia, rischia di pesare sulla disputa tra Turchia, da un lato, e Grecia e Cipro, dall’altro, per la sovranità sulle aree contese del Mediterraneo orientale e sui rispettivi diritti di sfruttamento energetico nella regione. Le tensioni si sono allentate da quando Ankara e Atene hanno accettato di riprendere i colloqui e il presidente Erdogan ha deciso di ritirare sue delle sue navi da ricerca sismica dalle acque rivendicate dall’amministrazione greco-cipriota.

La questione di Cipro, ovvero la controversia tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, è motivo da anni di forte tensione con la Turchia. Il territorio dell’isola risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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