Afghanistan: esplosione a Kapisa, autorità accusano i talebani

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 13:36 in Afghanistan Asia

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Almeno 3  civili sono stati uccisi, la mattina del 7 ottobre, dall’esplosione di un ordigno lungo una strada nella provincia afghana Nord-orientale di Kapisa. 

La notizia è stata riportata dalla stampa locale che cita Shayeq Shoresh, portavoce del capo della polizia provinciale. Tra le vittime ci sono due uomini e una donna. L’esplosione è avvenuta nel distretto di Tagab, quando il veicolo di un civile ha colpito una mina lasciata sul ciglio della strada. “L’ordigno è stato piazzato dai talebani”, ha dichiarato. Nessun gruppo, tuttavia, ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione.

Si tratta dell’ennesima violenza che scuote il Paese. Solo due giorni prima, il 5 ottobre, il convoglio di Rahmatullah Yarmal, governatore della provincia afghana di Laghman, è stato attaccato da un kamikaze. Il politico è sopravvissuto, secondo quanto riferito dal suo portavoce. L’attentato è stato effettuato da un kamikaze mentre il governatore, in auto, si recava da casa all’ufficio. Il Ministero dell’Interno ha confermato che 4 delle guardie del corpo del governatore di Laghman sono state uccise dall’attentatore, insieme a 4 civili. Inoltre, altri 38 civili sono rimasti feriti nell’attacco suicida, secondo il Ministero dell’Interno. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato l’attacco.

L’assalto è stato effettuato lo stesso giorno in cui il presidente Ashraf Ghani, alla guida di una delegazione governativa, è partito per il Golfo, dove visiterà il Kuwait e il Qatar. Secondo una dichiarazione del palazzo presidenziale, Ghani è stato accompagnato dal primo vicepresidente, Amrullah Saleh, dal ministro degli Esteri in carica, Mohammad Hanif Atmar, e dal consigliere per la Sicurezza Nazionale, Hamdullah Mohib. Inoltre, sono partiti con loro anche alcuni membri della Camera Bassa e Alta del Parlamento, un gruppo di funzionari governativi di alto rango e alcuni rappresentanti dei media afghani. 

Il giorno successivo alla partenza di Ghani, sono cominciate a circolare notizie sul fatto che i talebani e il governo afghano potrebbero aver trovato un accordo sulle regole procedurali per avviare i colloqui di pace a Doha, in Qatar. Le squadre negoziali di entrambe le parti hanno tenuto 7 riunioni dei cosiddetti “gruppi di contatto” per trovare un’intesa su due punti controversi. I talebani hanno chiesto il riconoscimento dell’accordo con gli Stati Uniti, firmato sempre a Doha il 29 febbraio, come “patto madre” alla base dei negoziati di pace intra-afgani. Il secondo punto riguardava la giurisprudenza alla base dei colloqui e le linee guida legali religiose da seguire per redarre una nuova Costituzione per il Paese. Il regolamento per il dialogo intra-afghano inizialmente prevedeva 23 articoli, che sono stati ridotti a 20 dopo che si sono tenuti i primi incontri tra i gruppi di contatto.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Fino a tale intesa, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. Tuttavia, nonostante i progressi diplomatici, le violenze e le divisioni continuano a sconvolgere l’Afghanistan. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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