USA-Iran: sentenza punitiva contro Teheran per il caso Levinson

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 18:53 in Iran USA e Canada

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Un tribunale degli Stati Uniti ha stabilito che il governo iraniano deve pagare circa 1.4 miliardi di dollari di danni punitivi e compensativi per il caso di un ex agente dell’FBI, Robert Levinson, scomparso durante una visita su un’isola iraniana, nel marzo del 2007.

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Timothy Kelly, ha dichiarato che alla famiglia di Levinson verranno versati 107 milioni di dollari di risarcimento danni. Inoltre, il giudice ha assegnato danni punitivi di per 1.3 miliardi di dollari. Il tribunale ha citato il caso di Otto Warmbier, uno studente universitario statunitense morto nel 2017 poco dopo essere stato liberato da un carcere della Corea del Nord, per motivare la decisione di imporre una cifra così alta alla famiglia di Levinson. “Anche la condotta dell’Iran qui è unica, dato che – sorprendentemente – ha strappato un ex agente speciale dell’FBI e della DEA dalla faccia della terra senza preavviso, lo ha torturato, lo ha tenuto prigioniero per 13 anni e fino ad oggi si rifiuta di ammettere la sua responsabilità”, ha dichiarato Kelly. “Sua moglie e i suoi figli, e i loro coniugi e i loro figli – pur mantenendo vivo il ricordo di Levinson – hanno dovuto portare avanti le loro vite senza sapere che fine aveva fatto”, ha aggiunto. 

In una dichiarazione, la famiglia di Levinson ha accolto con favore la sentenza. “Questo giudizio è il primo passo verso una ricerca di giustizia per Robert Levinson, un patriota americano che è stato rapito e sottoposto a sofferenze inimmaginabili per più di 13 anni”, ha affermato la famiglia dell’uomo. “Fino ad ora, l’Iran non ha dovuto affrontare conseguenze per le sue azioni. La decisione del giudice Kelly non porterà Bob a casa, ma speriamo che serva da monito contro l’ulteriore presa in consegna di ostaggi da parte dell’Iran”, ha aggiunto. Un portavoce della missione iraniana presso le Nazioni Unite non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. L’Iran, da parte sua, ha negato qualsiasi responsabilità nella vicenda affermando che l’ex agente dell’FBI aveva lasciato il Paese anni prima. Levinson è scomparso dopo aver volato da Dubai all’isola di Kish, controllata dall’Iran, nel marzo del 2007. Mesi dopo la sua scomparsa, fonti del governo statunitense hanno riconosciuto che prima del suo viaggio Levinson aveva mantenuto un “rapporto contrattuale non ortodosso” con il ramo analitico della Central Intelligence Agency. Alcuni funzionari della CIA sono stati costretti a lasciare l’agenzia e molti altri sono stati sottoposti ad ordini disciplinari dopo un’indagine interna, a seguito della vicenda relativa a Levinson. 

La sentenza contro l’Iran arriva in un momento particolarmente teso delle relazioni con gli Stati Uniti. Dal 2018, le tensioni tra Teheran e Washington sono cresciute, in una progressiva escalation che è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, durante un raid aereo ordinato dalla Casa Bianca il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad. A tale gesto, l’Iran ha risposto con attacchi contro alcune basi militari che ospitavano soldati statunitensi in Iraq l’8 gennaio e con un mandato d’arresto ai danni dello stesso Trump, il 29 giugno scorso. Tutt’ora, l’Iran è accusato dagli USA di essere coinvolto nei ripetuti attacchi alle truppe internazionali anti-ISIS di stanza in Iraq e ai presidi statunitensi nel Paese. Nonostante la tensione sia diminuita, i due Paesi continuano a lanciarsi accuse e Washington ha imposto una serie di nuove sanzioni che stanno causando un notevole scontento in Iran. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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