Siria: esplosione nei pressi di Aleppo, almeno 14 morti

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 16:02 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una violenta esplosione, martedì 6 ottobre, ha provocato la morte di almeno 14 civili ed il ferimento di circa altri 40 nella città di al-Bab, nel Nord della Siria. Si tratta di una regione posta sotto il controllo di gruppi filoturchi.

Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), il bilancio dei civili deceduti è destinato a salire, viste le condizioni critiche in cui versano alcuni feriti. Nel pomeriggio del 6 ottobre, lo stesso SOHR ha riferito di almeno 18 morti e più di 75 feriti, mentre fonti di al-Araby al-Jadeed hanno successivamente dichiarato che il bilancio è salito a 19 morti e 92 feriti.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, è stata un’autobomba a provocare l’esplosione nella cittadina situata nella periferia di Aleppo, il cui controllo è affidato all’Esercito Siriano Libero (ESL). Quest’ultimo riceve il sostegno della Turchia, ed è considerato uno dei più importanti gruppi di opposizione armata attivo in Siria, impegnato nel conflitto per contrastare le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad. Fonti locali hanno riferito ad al-Araby al-Jadeed che un camion con a bordo una grande quantità di ordigni è stato fatto esplodere nei pressi della moschea di Othman, a sua volta situata nelle vicinanze di una stazione di autobus. Oltre alle decine di vittime, l’esplosione ha provocato ingenti danni materiali presso negozi, abitazioni ed edifici di al-Bab, oltre ad uno stato di panico tra la popolazione.

Le forze della cosiddetta Difesa Civile Siriana, un’organizzazione umanitaria altresì nota come “Elmetti bianchi”, ha nnoriferito che le operazioni di salvataggio sono ancora in corso. Le loro squadre, è stato riportato in un post su Facebook, si sono precipitate nell’immediato sul luogo dell’esplosione per aiutare i feriti e spegnere gli incendi causati. Inoltre, in un bilancio iniziale, è stato specificato che tra le vittime vi sono stati anche bambini.

L’ESL e gli altri gruppi filoturchi hanno preso il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain, dopo l’operazione lanciata dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 9 ottobre 2019. Tale operazione è stata soprannominata “Fonte di pace”, ed ha avuto inizio un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione. L’obiettivo è stato rappresentato dalle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali occupano una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq.

Le aree poste sotto il controllo dell'”Esercito nazionale siriano” sono spesso testimoni di esplosioni di autobombe e motociclette, e la sicurezza della regione è precaria. Anche il 5 ottobre, 5 persone sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione di un ordigno esplosivo piantato all’interno di un’auto sulla strada per il distretto di Jenderes, nella periferia di Afrin, a Nord-Ovest di Aleppo. La suddetta città è stata colpita da uno degli episodi più violenti del 2020, il 29 aprile scorso, quando un’autocisterna, carica di dispositivi esplosivi, è esplosa in un mercato affollato situato presso via Raju, nel centro della città. Il bilancio delle vittime includeva circa 46 morti civili, tra cui anche donne e bambini, e più di 40 feriti.

Secondo le fazioni turche, sono le SDF ad essere tra i responsabili dei diversi attacchi contro i propri membri. Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, ma il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.