Nagorno-Karabakh, la denuncia di Amnesty International: Stepanakert bombardata con bombe a grappolo israeliane

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 10:01 in Armenia Azerbaigian Israele

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Gli esperti di Crisis Response di Amnesty International hanno rintracciato e identificato bombe a grappolo M095 DPICM di fabbricazione israeliana nell’area urbana di Stepanakert colpita dall’esercito azero il 3 e il 4 ottobre. Secondo gli esperti tali bombe sono state sparate dalle forze azere.

“L’uso di bombe a grappolo in qualsiasi circostanza è vietato dal diritto internazionale umanitario, quindi il loro uso per attaccare aree civili è particolarmente pericoloso e porterà solo a ulteriori morti e feriti” – ha affermato Denis Krivosheev, capo ad interim di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale.

“Le bombe a grappolo sono armi intrinsecamente indiscriminate e il loro lancio in aree residenziali è assolutamente spaventoso e inaccettabile. Mentre i combattimenti continuano a intensificarsi, i civili devono essere protetti, non deliberatamente presi di mira o incautamente messi in pericolo” – accusa ancora il rappresentante dell’Organizzazione di difesa dei diritti umani.

Amnesty International ha invitato tutte le parti in conflitto a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario e a proteggere i civili dagli effetti delle ostilità.

Gli esperti di Crisis Response dell’Organizzazione hanno anche riportato un numero non identificato di vittime civili dopo ulteriori bombardamenti a Stepanakert e nella città di Shushi. Il ministero della Salute armeno parla di 19 morti e 80 feriti civili in Karabakh dall’inizio delle ostilità.

Frattanto, l’addetta stampa del ministero della Difesa armeno Shushan Stepanyan, ha affermato che la notte tra il 5 e il 6 ottobre sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh è passata relativamente tranquilla. “Dopo numerosi appelli da parte della comunità internazionale per porre fine immediatamente alle ostilità nella zona del conflitto del Nagorno-Karabakh, la notte al confine è trascorsa in maniera relativamente tranquilla” – ha scritto sulla sua pagina Facebook.

Il 5 ottobre una dichiarazione congiunta dei copresidenti del gruppo di Minsk è stata pubblicata alle 21:15 ora di Mosca.

“Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, il ministro francese degli affari europei ed esteri Jean-Yves Le Drian e il segretario di Stato degli Stati Uniti Michael R. Pompeo, in rappresentanza dei paesi copresidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE, condannano con la massima fermezza la pericolosa escalation di violenza senza precedenti in la zona del conflitto del Nagorno-Karabakh” – afferma la nota delle diplomazie di Francia, USA e Russia.

“I ministri sottolineano inequivocabilmente che i recenti attacchi, presumibilmente rivolti a obiettivi civili, sia lungo la linea di contatto che nei territori dell’Azerbaigian e dell’Armenia al di fuori della zona di conflitto del Nagorno-Karabakh, nonché la sproporzionalità di tali attacchi rappresentano una minaccia inaccettabile per la stabilità nella regione. Facendo riferimento alla dichiarazione dei leader dei tre paesi – i copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE – del 1° ottobre scorso, i Ministri invitano ancora una volta le parti in conflitto a stabilire immediatamente e incondizionatamente un cessate il fuoco” – continua la dichiarazione.

“I paesi copresidenti sono determinati ad attuare pienamente il mandato loro affidato dall’OSCE e dalla comunità internazionale, con il sostegno dei paesi membri del Gruppo di Minsk. Conformemente a questo mandato, continueranno a costruire costantemente la loro interazione con le parti, esortandole a impegnarsi immediatamente a riprendere il processo di risoluzione sulla base dei principi di base esistenti e dei documenti internazionali pertinenti che sono ben noti a entrambe le parti” – affermano Lavrov, Le Drian e Pompeo in conclusione.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono battaglie sulla linea di contatto. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia e la mobilitazione è stata annunciata. Morti e feriti si contano anche tra la popolazione civile. 

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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