L’ECOWAS revoca le sanzioni contro il Mali

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 15:30 in Africa Mali

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I leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) hanno revocato le sanzioni imposte al Mali in seguito al colpo di Stato militare del 18 agosto che ha deposto l’ex presidente Ibrahim Boubacar Keita. 

La notizia è stata resa nota il 6 ottobre, il giorno dopo che il presidente di transizione del Mali, Bah Ndaw, ha nominato il nuovo governo. In un discorso alla televisione nazionale, il segretario generale della Presidenza, Sékou Traoré, ha reso nota la composizione dell’esecutivo. Nonostante le richieste della comunità internazionale e dell’ECOWAS, i membri dell’esercito hanno ottenuto i ministeri chiave. Il Ministero della Difesa è stato assegnato al colonnello Sadio Camara, uno dei capi della Giunta Militare che ha deposto il precedente esecutivo ed ex direttore della base militare di Kati, da cui è partito il golpe di agosto. L’ex procuratore generale, Mohamed Sidda Dicko, è diventato ministro della Giustizia. Il portavoce della Giunta, il colonnello maggiore Ismaël Wagué, che aveva dichiarato alla televisione nazionale che l’esercito aveva rovesciato il presidente, si unisce al governo come ministro della Riconciliazione Nazionale. Il colonnello dell’esercito in pensione, Bah Ndaw, rimane il presidente e il suo vice è il leader della Giunta Militare, Assimi Goïta. 

Nonostante le nomine dei militari, l’ECOWAS ha annunciato il ritiro delle sanzioni, che erano state imposte il 20 agosto. Queste erano state ideate al fine di esercitare pressioni per un rapido ripristino di un governo civile, ma anche per dissuadere i cittadini di altri Paesi africani a seguire l’esempio del Mali. La Costa d’Avorio e la Guinea sono stati i sostenitori principali dell’adozione di una linea dura contro gli insorti. La ragione potrebbe essere legata al fatto che anche i loro cittadini hanno protestato, a volte anche violentemente, contro i rispettivi presidenti, Alassane Ouattara e Alpha Condé. Di conseguenza, non vorrebbero che il blocco dell’Africa Occidentale mostrasse debolezza difronte a prese di potere come quella dell’esercito maliano. Le sanzioni contro il Mali prevedevano restrizioni commerciali e includevano il divieto di scambi commerciali e finanziari. Tuttavia, queste non limitavano la circolazione di beni di prima necessità, come farmaci, attrezzature per combattere la pandemia di coronavirus, carburante o elettricità. 

Prima del colpo di Stato,  in Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato. L’ormai ex-presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale, sostenendo di non avere scelta difronte all’intervento delle forze armate e ha poi precisato di non voler assistere a spargimenti di sangue in difesa della sua posizione.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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