La Serbia punta gli occhi sui droni armati turchi

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 11:29 in Serbia Turchia

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Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha annunciato l’intenzione del suo governo di acquistare velivoli a pilotaggio remoto (UAV) di fabbricazione turca. Il Paese, a detta del suo leader, è particolarmente interessato ai droni da combattimento Bayraktar, oltre che ad altri sistemi di difesa, che potrebbero essere acquistati nel breve futuro. “Vedremo se riusciremo a raggiungere un accordo con la Turchia. In ogni caso, i suoi droni sono davvero buoni, devo dare ai produttori turchi i loro meriti”, ha dichiarato Vucic in conferenza stampa presso il Palazzo di Serbia, situato nella capitale, Belgrado.

Nella stessa occasione, lunedì 5 ottobre, il presidente serbo ha chiarito che la sua intenzione è soprattutto quella di rafforzare la sicurezza del Paese. “Noi non vogliamo minacciare o attaccare nessuno. Tuttavia, dovremmo essere sempre pronti ad evitare qualsiasi sorpresa. In tale contesto, siamo pronti a intraprendere tutti i passi necessari”, ha affermato Vucic, sottolineando che la Serbia è un Paese “veramente neutrale” dal punto di vista militare.

I velivoli a pilotaggio remoto sono, secondo la presidenza serba, dei sistemi “alquanto costosi ma molto efficienti”. L’UAV Bayraktar TB2 è stato sviluppato e prodotto dalla società di difesa turca Baykar Technologies. Viene utilizzato dalle forze armate turche e dalla Direzione della sicurezza turca fin dal 2015. Il drone armato TB2 è stato sviluppato per missioni di ricognizione tattica e sorveglianza, ma può anche trasportare munizioni, condurre assalti ed effettuare l’acquisizione del bersaglio laser.

Per rafforzare la sua difesa, la Serbia ha altresì deciso di investire nell’acquisto di sistemi missilistici e droni armati provenienti dalla Cina. Il 2 agosto, Belgrado ha inserito nel rapporto annuale della società statale di armamenti Jugoimport SDPR l’acquisto di missili cinesi FK-3, la prima fornitura di questo tipo in Europa. Pechino vede la Serbia come una delle componenti della Via della Seta, l’iniziativa che mira ad aprire nuovi collegamenti con il commercio estero per le società cinesi.

Pur rivendicando la sua neutralità, inoltre, lo scorso 22 gennaio, Belgrado ha ricevuto un sofisticato sistema antiaereo da Mosca, tra cui jet da combattimento, elicotteri d’attacco e veicoli corazzati.

L’intenzione di rafforzare le capacità militari di Belgrado era già emersa già in occasione del vertice tra Vucic e il suo omologo russo, Vladimir Putin, il 4 dicembre 2019. In tale occasione, il capo di Stato serbo aveva annunciato di avere come obiettivo la creazione di un sistema di difesa in grado di potenziare il proprio esercito. Poco dopo, lo scorso 22 gennaio, Mosca e Belgrado avevano stipulato un contratto per la fornitura di una batteria dei sistemi di difesa aerea russi Pantsir-S1.

Nonostante i forti legami con la Russia, consolidati nel tempo e tuttora in crescita, i vertici di Belgrado hanno più volte ribadito la loro neutralità militare, ufficializzata nel 2006. Successivamente, nel 2015, la Serbia si era anche unita al programma “Partnership for peace” della NATO, pur non cercando di aderire formalmente all’Alleanza Atlantica. La compagnia serba Jugoimport SDPR ha dichiarato di aver concluso, nel 2019, 163 accordi di importazione con 31 Paesi del mondo, per un totale di 620,3 milioni di dollari. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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