La Germania indaga sull’uso delle armi chimiche in Siria

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 14:01 in Germania Siria

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Il pubblico ministero federale tedesco ha preso in carica le denunce contro i funzionari siriani accusati di attacchi con armi chimiche nel Paese mediorientale e responsabili della morte di centinaia di civili nelle aree controllate dai ribelli. La Germania, che ospita circa 600.000 siriani, può contare sulle cosiddette leggi di “giurisdizione universale” che le consentono di perseguire le persone accusate di presunti crimini contro l’umanità commessi in qualsiasi parte del mondo. I tentativi delle potenze occidentali di istituire un tribunale internazionale per la Siria sono stati bloccati da Russia e Cina, entrambi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e quindi dotati di potere di veto.

“I pubblici ministeri possono stabilire di avere prove sufficienti per emettere mandati di arresto nei confronti dei membri del regime di Assad”, ha affermato Steve Kostas, avvocato della Justice Initiative della Open Society Foundation, una delle tre organizzazioni dietro le denunce avanzate al pubblico ministero di Berlino.

Il governo siriano del presidente Bashar al-Assad nega di aver usato armi chimiche contro i propri civili. Tuttavia, in un rapporto dell’8 aprile, per la prima volta in nove anni di conflitto, una squadra investigativa dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha accusato Assad e il suo regime di aver effettivamente impiegato questo tipo di armi durante le sue offensive contro il villaggio di al-Lataminah, nel governatorato di Hama, nel mese di marzo 2017.

Secondo quanto riferito nel rapporto dal coordinatore del team investigativo dell’OPAC, Santiago Oñate Laborde, vi erano motivi ragionevoli per ritenere che le forze di Assad avessero impiegato gas Sarin negli attacchi del 24 e del 30 marzo e cloro nelle operazioni offensive perpetrate il 25 marzo. Gli autori sarebbero membri delle forze aeree del regime siriano. Il Sarin è un gas nervino classificato come arma chimica di distruzione di massa, mentre per il cloro, sebbene sia impiegato anche per scopi industriali e di igiene, utilizzarlo come arma chimica equivale ad un crimine di guerra.

Già nel 2018, l’OPAC aveva rivelato che i suddetti attacchi di marzo 2017 erano stati perpetrati utilizzando armi chimiche. Tuttavia, non era stato chiarito chi potesse essere il responsabile. Il rapporto dell’8 aprile, invece, è stato il primo a puntare il dito contro una entità specifica. 

Il villaggio di al-Lataminah è situato nell’area rurale settentrionale di Hama, nel centro della Siria. Le forze del regime ne hanno preso il controllo nell’agosto del 2019, dopo un’offensiva durata circa quattro mesi, in cui sono state prese di mira le aree occupate da Hayat Tahrir al-Sham e da altri gruppi di opposizione. Da parte sua, il governo di Assad, sebbene fosse stato più volte accusato anche in precedenza, ha sempre negato l’impiego di armi chimiche nei nove anni di conflitto, sottolineando come il proprio arsenale chimico sia stato distrutto nel 2013, a seguito di un accordo con Russia e Stati Uniti. Per il presidente siriano, sono i Paesi occidentali ad aver utilizzato tali armi nel Ghouta Est, uccidendo centinaia di persone.

Il perdurante conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. È scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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