Corea del Nord: 80 giorni per raggiungere gli obiettivi economici

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 10:29 in Asia Corea del Nord

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Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha lanciato, il 6 ottobre, una campagna di 80 giorni per raggiungere tutti gli obiettivi che il Paese si era preposto, prima della definizione di un nuovo piano quinquennale, prevista per il prossimo gennaio.

Kim ha annunciato tale strategia durante un incontro dell’Ufficio politico del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK), in un momento in cui il Paese e la sua economia sono sottoposti a molteplici pressioni causate soprattutto dalle sanzioni Onu, dalla pandemia di coronavirus e da una recente ondata di alluvioni e bufere che ha colpito il Paese tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Nel 2019, in più occasioni, Kim aveva promesso alla Corea del Nord la costruzione di un’economia autosufficiente e capace di far fronte alle sanzioni ma, secondo più esperti, la crisi del coronavirus e le avverse condizioni climatiche potrebbero aver danneggiato irreparabilmente alcuni degli obiettivi economici del leader nordcoreano, impedendogli di mobilitare la popolazione e di aver accesso al suo maggior alleato, la Cina.

Lo spostamento del focus politico nordcoreano sull’economia era già stato reso noto lo scorso 29 settembre,  quando l’ambasciatore della Corea del Nord alle Nazioni Unite, Kim Song, aveva affermato che il proprio Paese è ora concentrato sullo sviluppo economico, visto che ha raggiunto una forza militare in grado di agire come “deterrente di conflitti affidabile ed efficace”. Inoltre, già durante un incontro dell’Ufficio politico del WPK, organizzato lo scorso 26 agosto, Kim aveva annunciato l’elaborazione di un nuovo piano quinquennale nel mese di gennaio 2021, facendo notare che la Corea del Nord fosse estremamente in ritardo nei progetti di avanzamento della propria economia.  In tale occasione Kim aveva sottolineato l’esistenza di carenze nella risposta all’epidemia del Paese, senza però fornire dettagli a riguardo.

La Corea del Nord non ha ancora confermato alcun caso di coronavirus all’interno dei propri confini, innescando più dubbi sulla veridicità di quanto dichiarato. Le perplessità di molti nascono da più osservazioni, tra le quali vi è la posizione geografica del Paese, il cui confine meridionale tocca la Corea del Sud, dove ad oggi, i contagi totali sono stati 24.239 e i decessi 422, mentre quello settentrionale vede la Cina, dove si è originato il coronavirus e che conta un totale di 90.652 casi confermati e 4.739 decessi. A tal proposito, però, a gennaio, la Corea del Nord aveva da subito chiuso i confini con la Cina non appena erano stati dichiarati i primi casi e il governo aveva adottato rigide misure di controllo e quarantena. Lo scorso 26 luglio, era poi stato dichiarato lo stato d’emergenza nella città di Kaesong, al confine con la Corea del Sud, in seguito all’individuazione di un primo possibile caso di positività, riscontrato in una persona tornata dalla Corea del Sud, dopo aver attraversato che illegalmente il confine tra i due Paesi.  Lo scorso 13 agosto, però, le misure di allerta erano state revocate, in quanto i test condotti sul caso sospetto sarebbero risultati negativi. 

Oltre alle limitazioni imposte dalla pandemia, Pyongyang è anche soggetta a sanzioni Onu dal 2006, approvate con 9 risoluzioni, a causa dei suoi programmi missilistici balistici e nucleari. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha così cercato di tagliare le risorse per finanziare i progetti nucleari del Paese, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come, ad esempio, quello del petrolio. Tuttavia, in più occasioni il Paese avrebbe violato tali disposizioni.

Il 28 settembre scorso, ad esempio, una relazione delle Nazioni Unite ha rivelato che la Corea del Nord starebbe violando le sanzioni imposte dall’Onu importando più petrolio del consentito, ovvero un massimo di 500.000 barili, e inviando i propri lavoratori all’estero. In precedenza, il 3 agosto scorso, un gruppo di esperti indipendenti che controllano le sanzioni Onu aveva, invece, denunciato altre violazioni, sostenendo che Pyongyang stesse portando avanti il suo programma nucleare, sviluppando dispositivi nucleari in miniatura da inserire all’interno delle testate dei propri missili balistici. Infine, il 17 aprile, un altro gruppo di esperti dell’Onu, aveva rivelato che nei mesi da gennaio a Marzo 2020 il Paese avrebbe esportato illegalmente carbone via mare, presumibilmente ad aziende cinesi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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