Bielorussia: Tikhanovskaya a Berlino chiede aiuto alla Germania

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 18:58 in Bielorussia Germania

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La leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, si è recata in Germania, martedì 6 ottobre, per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel. Come specificato dalla portavoce della Merkel, Ulrike Demmer, il motivo principale della visita è quello di discutere della crisi post-elettorale in Bielorussia. Il governo tedesco ha più volte ribadito il suo pieno sostegno alle manifestazioni antigovernative svoltesi a Minsk e nel resto del Paese, contro le quali le autorità bielorusse hanno avviato una dura campagna di repressione, come testimoniato anche dai media occidentali.

“Vorremmo che la Germania, una delle nazioni più potenti del mondo, ci potesse aiutare nelle trattative”, ha detto la Tikhanovskaya, prima dei colloqui con la Merkel. La leader dell’opposizione bielorussa, che contesta i risultati delle elezioni presidenziali del 9 agosto, dalle quali è uscito vincitore Alexander Lukashenko, si trova attualmente in esilio in Lituania e sta cercando di ottenere il sostegno internazionale per la sua causa. La stessa Unione Europea, il primo ottobre, in occasione del vertice straordinario del Consiglio europeo, ha deciso di mostrare il suo supporto all’opposizione bielorussa imponendo sanzioni contro 40 funzionari accusati di aver manipolato i risultati delle elezioni presidenziali. “Le misure punitive dell’UE nei confronti delle persone vicine al governo Lukashenko sono una vittoria, ma una piccola vittoria. La lista deve essere estesa”, ha dichiarato la Tikhanovskaya da Berlino. Mercoledì, la donna incontrerà anche il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in Germania.

Dal 9 agosto, la Bielorussia è scossa da quotidiane manifestazioni di massa iniziate in seguito alla rielezione, per il suo sesto mandato consecutivo, del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato avrebbe ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero la Tichanovskaja, avrebbe gudagnato invece il 10,12% dei consensi. L’opposizione ha contestato i risultati e ha affermato che le votazioni sono state soggette a brogli.

Il voto non è riconosciuto né dall’opposizione bielorussa né dall’Unione Europea, e la Russia, storica alleata di Minsk, ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni di protesta, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. A seguito della pressione popolare e internazionale, la polizia ha smesso di usare la forza per disperdere i manifestanti, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che hanno deciso di scioperare.

Il 7 settembre, una leader delle proteste in Bielorussia, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna sarebbe stata rapita, da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

Putin, dal canto suo, il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso in cui “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. Una posizione ribadita lo scorso 14 settembre, quando il presidente bielorusso è volato a Sochi, per un vertice bilaterale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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