Algeria: la popolazione ritorna in piazza

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 13:06 in Africa Algeria

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A poche settimane di distanza dal referendum popolare sugli emendamenti costituzionali, previsto per il primo novembre, la popolazione algerina è scesa in piazza in occasione del 32esimo anniversario dei movimenti del 1988. Secondo alcuni, l’Algeria continua a chiedere una vera sovranità popolare.

Nella giornata del 5 ottobre, centinaia di manifestanti hanno marciato per le strade della capitale Algeri, per ricordare la serie di moti popolari del 1988 che portarono all’introduzione di riforme democratiche. Tuttavia, la popolazione continua a richiedere cambiamenti a livello politico, proseguendo sulla scia dell’ampia mobilitazione nata a febbraio 2019.

In particolare, il movimento pro-democrazia “Hirak”, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è iniziato il 22 febbraio 2019, quando la popolazione ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Gli slogan degli attivisti e degli studenti radunatisi ad Algeri il 5 ottobre richiedevano maggiore libertà e democrazia, oltre all’istituzione di uno stato civile, e non militare, e l’allontanamento dell’esercito dal potere. Per i manifestanti, inoltre, Tebboune non è da considerarsi legittimo, in quanto “forgiato” dalle forze militari. Non da ultimo, è stata richiesta libertà per gli oltre 60 tra giornalisti, attivisti e rappresentanti della società civile, arrestati da febbraio 2019. Anche il 5 ottobre, le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere la folla, arrestando un gran numero di cittadini e trasferendoli nei centri di sicurezza della capitale. I movimenti di protesta si sono poi estesi, nel corso della giornata, in altre città del Paese Nord-africano.

Dalla fine del mese di giugno, il movimento Hirak ha cercato più volte di ritornare in strada, dopo l’interruzione delle proteste a causa della pandemia di coronavirus. Al momento, il focus delle contestazioni è rappresentato dagli emendamenti costituzionali, sottoposti a referendum popolare il primo novembre. Le nuove modifiche riguardano sette assi principali relativi a diritti e doveri dei cittadini, etica della vita pubblica, lotta contro la corruzione, rafforzamento della separazione e dell’equilibrio dei poteri, maggiore controllo parlamentare, aumento dell’indipendenza della magistratura, promozione della parità tra cittadini di fronte alla legge, consacrazione costituzionale dei meccanismi di organizzazione delle elezioni.

L’obiettivo della nuova costituzione, ha affermato Tebboune, sarà la salvaguardia del Paese da tutte le forme di autorità unilaterale, oltre ad una separazione dei poteri e la promozione dei diritti e delle libertà dei cittadini. Il governo di Algeri ha poi aggiunto che un altro obiettivo cardine degli emendamenti è garantire trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, in modo da “risparmiare al Paese ogni deriva verso il dispotismo tirannico e preservare i diritti e le libertà dei cittadini”. Tuttavia, diversi attivisti del movimento di protesta Hirak e alcuni partiti di opposizione si sono rifiutati di partecipare alle consultazioni, chiedendo la preparazione di una nuova costituzione ex-novo e la modifica della “costituzione di Bouteflika”, con riferimento all’ex presidente oggetto del movimento di protesta.

È di fronte a tale scenario che un esponente politico algerino, Samir La’abi, ha riferito che i movimenti di rivolta del 1988 e quelli del 2019, i cui segnali sono tuttora evidenti, sono legati da un unico filo conduttore. Sebbene gli attori siano cambiati, gli slogan trasformati, e le generazioni mutate, il popolo algerino continua a richiedere libertà, una vera sovranità popolare e una risposta concreta alle proprie aspirazioni sociali e democratiche. Secondo La’abi, si tratta di una “forza vivente” che i partiti politici potranno difficilmente reprimere.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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