Afghanistan: probabile accordo sulle regole procedurali a Doha

Pubblicato il 6 ottobre 2020 alle 12:12 in Afghanistan Asia

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I talebani e il governo afghano potrebbero aver trovato un accordo sulle regole procedurali per avviare i colloqui di pace a Doha, in Qatar, secondo fonti ufficiali che hanno aggiunto che i delegati afgani sono stati aiutati da funzionari statunitensi.

Le squadre negoziali di entrambe le parti hanno tenuto 7 riunioni dei cosiddetti “gruppi di contatto” per trovare un accordo su due punti controversi. I talebani hanno chiesto il riconoscimento dell’accordo con gli Stati Uniti, firmato sempre a Doha il 29 febbraio, come “patto madre” alla base dei negoziati di pace intra-afgani. Il secondo punto riguardava la giurisprudenza alla base dei colloqui e le linee guida legali religiose da seguire per redarre una nuova Costituzione per il Paese. Il regolamento per il dialogo intra-afghano inizialmente prevedeva 23 articoli, che sono stati ridotti a 20 dopo che si sono tenuti i primi incontri tra i gruppi di contatto.

Per quanto riguarda l’accordo USA-talebani, la squadra negoziale del governo di Kabul ha raccomandato quattro opzioni. La prima prevede che i termini dell’intesa con gli Stati Uniti vengano accettati come base di partenza dei colloqui, ma solo se lo sono anche i termini della dichiarazione congiunta tra la Repubblica Islamica dell’Afghanistan, la NATO e gli Stati Uniti. La seconda opzione prevede che né l’accordo USA-talebani né le dichiarazioni tra Kabul, gli Stati Uniti e la NATO saranno riconosciute come aventi alcuna autorità. Di conseguenza, i negoziati proseguiranno sulla base delle decisioni della Loya Jirga, l’assemblea consultiva degli anziani del Paese. La terza opzione, infine, prevede che entrambe le parti possano portare avanti i colloqui basati solo “sull’interesse nazionale dell’Afghanistan”.

Per quanto riguarda la giurisprudenza religiosa dei negoziati, i rappresentanti del governo chiedono che il Corano e gli Hadith siano l’autorità principale per i colloqui. Gli incontri preliminari su questi temi sono  iniziati il 12 settembre, per definire l’agenda e le regole alla base del vero e proprio dialogo intra-afghano, ancora da avviare. A 22 giorni dalla cerimonia di apertura, non era stato ancora possibile raggiungere un accordo. Inoltre, è necessario sottolineare che l’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha.

In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Fino a tale intesa, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo.

Da decenni, l’Afghanistan subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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