Yemen: tensioni a Ovest, ingenti perdite per i ribelli Houthi

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 15:49 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le aree dell’Ovest dello Yemen, Hodeidah in primis, continuano ad assistere a perduranti tensioni tra le forze governative e i ribelli sciiti Houthi.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Arabiya sulla base di dichiarazioni di fonti militari locali, lunedì 5 ottobre le forze congiunte, formate da membri delle forze governative e della coalizione internazionale a guida saudita, hanno risposto ad un attacco condotto dai ribelli Houthi contro al-Durahymi, nel Sud di Hodeidah. L’attacco, è stato specificato dalla fonte, ha visto l’impiego di armi pesanti e proiettili di artiglieria, ma è stato contrastato con successo. Inoltre, le forze congiunte hanno provocato ingenti perdite in termini di vite umane e materiali per i combattenti ribelli. Negli ultimi tre giorni, ha riportato al-Arabiya, sono stati circa 348 i combattenti Houthi uccisi e feriti dalle forze congiunte nelle aree occidentali yemenite, tra cui anche un comandante di campo, Abu Hussein Al-Kibsi, ucciso, accanto a decine di militanti, nel Nord-Ovest di Hays.

Come riportato da al-Arabiya, gli attacchi Houthi rappresentano un’ulteriore violazione della tregua imposta dalle Nazioni Unite. Dal canto loro, le forze congiunte, il 4 ottobre, hanno riferito di aver monitorato circa 85 violazioni della tregua, perpetrate in diverse località nel Sud di Hodeidah. Tra queste, attacchi intensivi e bombardamenti contro villaggi, quartieri residenziali e fattorie, per mezzo di armi pesanti e di medio calibro. Gli Houthi, a detta delle forze filogovernative, starebbero provando a penetrare nelle aree occidentali yemenite, a danno della popolazione civile locale.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nella regione, con il fine ultimo di riportare la tregua nel governatorato.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Stando a quanto riportato da al-Jazeera il 5 ottobre, un’altra area testimone di tensione è Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen. Qui, colpi di artiglieria e di mortaio lanciati dai ribelli Houthi hanno colpito quartieri residenziali, precipitando anche nei pressi di una scuola e della facoltà di Lettere della città, senza provocare vittime. Successivamente all’attacco, violenti scontri sono scoppiati nella periferia Est di Taiz, in aree poste sotto il controllo dei ribelli. Di fronte a tale scenario, il 4 ottobre, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar Al-Eryani, ha condannato i bombardamenti perpetrati dai ribelli Houthi contro i quartieri di Taiz abitati da civili e sfollati, che avrebbero provocato vittime tra donne e bambini.

Lo Yemen è tuttora testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. In tale quadro, il 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere il presidente Hadi, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.