Tokyo protesta contro Pechino mentre accoglie Pompeo

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 9:39 in Cina Giappone USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, si è recato in visita in Giappone il 4 ottobre, dove resterà fino al 6 ottobre per un incontro tra i ministri degli Esteri “delle quattro delle maggiori democrazie nella regione dell’Indo-Pacifico”, ovvero USA, India, Australia e Giappone, i membri del cosiddetto gruppo Quad. Parallelamente, il 5 ottobre, Tokyo è tornata a protestare contro Pechino a causa della disputa territoriale in corso tra i due Paesi riguardo le isole chiamate dalla prima Senkaku e dalla seconda Diaoyu.

In Giappone, Pompeo avrebbe dovuto iniziare un tour asiatico che l’avrebbe portato, dal 4 all’8 ottobre, anche in Corea del Sud e in Mongolia, tuttavia, vista la positività al coronavirus del presidente statunitense, Donald Trump, annunciata il 2 ottobre, il suo viaggio è stato ridotto al solo Giappone ma il Dipartimento di Stato USA ha reso noto che le visite saranno recuperate più avanti, entro la fine di ottobre.

Il gruppo Quad è un’alleanza volta a contro-bilanciare l’influenza della Cina nella regione e che rientra nella strategia per l’Indo-Pacifico degli USA, con la quale Washington, tra i vari piani, intende potenziare il ruolo dell’India nell’area come contro-peso della Cina. In una dichiarazione precedente all’incontro del gruppo Quad, il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, aveva dichiarato che in cima all’agenda ci sarà il coronavirus confermando che “Un Indo-Pacifico libero e aperto sarà sempre più importante nello scenario globale post-covid” e, in tale ottica, i quatto Stati intendono rafforzare ulteriormente i propri legami reciproci così come con “molti altri Paesi per realizzare tale visione”. 

L’incontro del gruppo Quad si colloca in un contesto di esacerbate tensioni tra Pechino e Nuova Delhi per questioni relative alla definizione del confine che separa i rispettivi Paesi e in vista delle prossime elezioni presidenziali USA del 3 novembre. In tale occasione, Trump spera di ottenere un secondo mandato e l’avversione alla Cina è uno dei “temi forti” della sua campagna elettorale.

Il 5 ottobre, anche Tokyo è tornata a protestare contro Pechino, in quanto quest’ultima, il 3 ottobre, ha lanciato un museo digitale per visitare le isole Diaoyu, creando un apposito sito internet ad esse dedicato e che per ora è solamente in lingua cinese ma presto ne sarà fornita anche una versione in inglese, giapponese e francese. Il quotidiano cinese Global Times ha affermato che il museo digitale, con le sue numerose sale d’esposizione digitali e i materiali in esse contenuti, ha dimostrato che i diritti di sovranità sulle Diaoyu spettano alla Cina secondo presupposti sia legali, sia storici. Di fronte a tale evidenza, ha proseguito la testata, alcuni funzionari giapponesi “non riescono a darsi pace”, tant’è che il 5 ottobre il segretario generale del Giappone, Kato Katsunobu, ha dichiarato che le Diaoyu fanno parte del territorio giapponese e, per questo, la Cina non ha alcuna autorità di realizzare un portale digitale che le riguardi, aggiungendo di aver inoltrato una protesta diplomatica formale a Pechino chiedendole di rimuovere il sito internet.

Nel Mar Cinese Orientale, Pechino e Tokyo si contendono le isole Diaoyu/Senkaku, attualmente amministrate dal Giappone e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Lo scorso 22 giugno, Tokyo aveva cambiato il loro status amministrativo, innescando critiche da parte cinese e riaccendendo le tensioni in merito. Al momento, i giapponesi stanno eseguendo pattugliamenti aerei sopra le Senkaku/Diaoyu pressoché ogni giorno in quanto, dal primo aprile 2019 al 31 marzo 2020, i loro jet hanno riscontrato che 675 operazioni aeree cinesi all’interno della propria Zona di identificazione di difesa aerea, che, però, si sovrappone a quella cinese dal 2013, quando Pechino aveva creato una propria Zona di identificazione di difesa aerea sulle Diaoyu.

A tal proposito, lo scorso 29 luglio, gli USA avevano dichiarato che avrebbero potuto aiutare Tokyo a monitorare le crescenti intrusioni cinesi nelle acque che cingono le Senkaku, nonostante Washington non abbia mai preso una posizione in merito al tale disputa di sovranità tra Cina e Giappone. Gli USA sono legati al Giappone dal Trattato di mutua cooperazione e sicurezza del 19 gennaio 1960, il quale prevede che nel caso in cui una delle due venisse attaccata all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altra dovrebbe intervenire.  In un incontro del 29 agosto, l’allora ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, e il suo omologo statunitense, Mark Esper, alla Andersen Air Force Base di Guam, il secondo aveva specificato che anche le isole Senkaku/Diaoyu rientrano in tale intesa.

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la RPC sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di carburanti fossili. Oltre a questo le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e, per posizione, intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da Cina, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche. Oltre a Pechino e Tokyo, anche Taipei rivendica la loro sovranità nonostante, al momento, esse siano appunto amministrate dal Giappone.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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