Taiwan: Trump deve guarire per proteggere il mondo dalla Cina

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 11:39 in Cina Taiwan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente del parlamento di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC), You Si-kun, ha augurato, il 5 ottobre, al presidente statunitense Donald Trump, attualmente affetto dal coronavirus, una pronta guarigione, così che possa continuare a guidare il mondo nella resistenza contro le “atrocità” commesse dalla Cina.

Durante una conferenza stampa del Comitato organizzativo della giornata nazionale di Taiwan, che ricorre il 10 ottobre, You Si-kun, dopo aver rivolto gli auguri di guarigione a Trump, ha annunciato che il successo dell’isola nella lotta al coronavirus possa costituire un modello per le democrazie di tutto il mondo. Il tema della 109esima giornata nazionale di Taiwan sarà “2020 la democratica Taiwan marcia con fiducia verso il futuro” e l’evento sarà organizzato a Keelung, il cui sindaco ha fatto notare l’importanza di una tale scelta in un momento in cui la stessa città è stata, a sua detta, di recente obiettivo di esercitazioni militari cinesi. Il sindaco di Keelung ha affermato che, al momento, l’intera isola è target degli schemi del Partito comunista cinese (PCC) ma la minaccia di utilizzare la forza con la ROC servirà solamente a rendere più unita la popolazione taiwanese facendo sì che la dittatura del governo comunista cinese dimostri ancor di più il grande valore della democrazia taiwanese.

Dall’inizio del proprio incarico, l’amministrazione dell’attuale presidente USA, Donald Trump, ha adottato più iniziative volte ad intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità della ROC. Il 16 marzo 2018, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act che consente e incoraggia visite di alto livello tra Stati Uniti e Taiwan e ,nello stesso anno, hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da sua ambasciata de facto sull’isola. Nel 2020, Washington ha poi organizzato due visite di alto livello condotte a Taipei rispettivamente dal 17 al 19 settembre scorso dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, e dal 9 al 12 agosto scorsi dal segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar.

Gli USA sono anche il maggior fornitore d’armi di Taiwan, tant’è vero che, lo scorso 14 agosto, Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia statunitense Lockheed Martin Corp. Oltre a questo, Taipei e Washington starebbero preparando la propria versione delle “Nuove Vie della Seta”, il grande progetto infrastrutturale e d’investimenti lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. Lo scorso 30 settembre, il direttore dell’AIT, Brent Christensen, e il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, hanno annunciato il cosiddetto “Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere attraverso i rispettivi settori pubblico e privato progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America.

Tutti questi episodi e iniziative d’avvicinamento tra Taipei e Washington hanno trovato ferma opposizione e denuncia da parte del governo di Pechino che ha notevolmente intensificato la propria attività militare nello stretto di Taiwan per “difendere la propria sovranità”. Per Pechino, le visite ufficiali di alti funzionari statunitensi a Taiwan sono state gravi violazioni del principio “una sola Cina” e degli accordi storici sui quali si basano le relazioni sino-statunitensi, nonché provocazioni politiche che hanno incoraggiato le forze indipendentiste e separatiste dell’isola. Secondo la Cina, gli Stati Uniti avrebbero messo a repentaglio la pace nello stretto di Taiwan e le relazioni con la Cina continentale. Non a caso, durante entrambe le visite di Azar e Krach, l’Esercito popolare di liberazione (EPL) di Pechino ha organizzato esercitazioni aeree attraversando la cosiddetta Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, senza però sorvolare l’isola.

Per Pechino Taiwan e la Cina formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, proprio in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo cinese del quale l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa alla Cina continentale, Tsai Ing-wen. Oltre a respingere categoricamente il principio di “una sola Cina”, quest’ultima ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio e ha intensificato gli scambi con Washington. Il governo cinese, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.