Mali: scambio di prigionieri con i militanti islamisti

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 19:53 in Francia Mali

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Mali sta organizzando il rilascio di decine di sospetti militanti islamisti, in uno scambio di prigionieri che prevede la liberazione del leader dell’opposizione, Soumaila Cisse, e dell’operatrice umanitaria francese, Sophie Petronin. 

Cisse, un politico che ha servito come ministro delle Finanze dal 1993 al 2000, è stato rapito da uomini armati durante una campagna nella regione settentrionale di Timbuktu, durante il mese di marzo del 2020, mentre Petronin, che gestiva un ente di beneficenza per bambini malnutriti e orfani, è stata rapita vicino alla città settentrionale di Gao, alla fine del 2016. La storia di queste due persone è un esempio della crescente crisi della sicurezza in Mali, causata dalla persistente presenza di gruppi jihadisti che provano a rovesciare l’autorità statale, nonostante l’intervento delle truppe internazionali e l’arresto di decine di sospetti militanti. Alcuni aerei, carichi di prigionieri, sono arrivati nella città di Tessalit, nel Nord-Est del Mali, secondo una fonte regionale, citata dall’agenzia di stampa Reuters

Il rilascio di Petronin e Cisse è stato assicurato quando le autorità hanno accettato di liberare un gruppo di sospetti militanti islamisti. Tuttavia, non è chiaro quanti prigionieri saranno rilasciati. L’unico dato certop è che un aereo ha portati 70 di questi a Tessalit, secondo una fonte citata da Reuters. Le autorità non si sono rese disponibili ad un commento. Lo stesso Ministero degli Esteri francese ha rifiutato di commentare la notizia, il 5 ottobre. Non è stato possibile raggiungere i rappresentanti degli ostaggi per confermare la liberazione. Il Mali è uno dei Paesi del Sahel, una striscia territoriale che comprende Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Algeria, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Eritrea ed Etiopia settentrionale, e che è caratterizzata dalla grande presenza di militanti jihadisti e traffico di esseri umani. Nel Mali centrale, una moltitudine di gruppi armati lotta per il controllo sfruttando la povertà delle comunità emarginate e infiammando le tensioni tra gruppi etnici. 

Inoltre, il Paese ha vissuto la recente deposizione del presidente Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto, ad opera di una giunta militare. Il colpo di Stato ha sorpreso i partner internazionali del Mali, che temono che tale mossa possa destabilizzare ulteriormente l’ex colonia francese e l’intera regione. A seguito del colpo di Stato, gli USA e l’Unione Europea hanno sospeso le loro missioni di addestramento in Mali. Le missioni prevedono l’addestramento dell’esercito e della polizia del Mali come parte degli sforzi internazionali per stabilizzare il Paese. Queste sono congelate temporaneamente perché erano progettate per sostenere “le legittime autorità nazionali”, secondo quanto ha riferito un funzionario dell’UE, il 26 agosto. La Francia, invece, ha mantenuto le proprie truppe sul territorio. 

La Francia ha dispiegato circa 5.100 soldati in Mali e, in generale, nella più ampia regione del Sahel. Il numero di truppe francesi nell’area è stato aumentato a febbraio, quando Parigi decise di inviare altri 600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini facenti parte della cosiddetta Operazione Barkhane. Il cuore della missione si svolge nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. La forza francese Barkhane coopera dal 2014 con le forze maliane, per cercare di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo del G5 Sahel

A sua volta, il G5 Sahel è una task force internazionale creata nel febbraio 2017 da Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il contingente lavora a stretto contatto con la forza francese in Mali. Oltre ai 600 uomini, la Francia ha inviato anche 100 carri armati nella regione per fornire supporto alle operazioni di terra. Ad oggi, Parigi ha perso oltre 41 soldati durante la sua missione di addestramento delle forze locali e lotta al terrorismo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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