L’Oman, il primo Paese del Golfo ad inviare ambasciatori in Siria

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 10:35 in Oman Siria

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Il vicepremier e ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, il 4 ottobre, ha ricevuto le credenziali di Sayyid Turki bin Mahmoud al-Busaidi, ambasciatore “straordinario” del Sultanato dell’Oman presso la Repubblica araba siriana. Muscat è la prima, tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ad aver attuato una mossa simile in Siria.

Nel corso dell’incontro del 4 ottobre, Muallem ha riferito che la Siria è orgogliosa della politica estera adottata dal Sultanato e si augura che la presenza e la missione dell’ambasciatore al-Busaidi contribuiscano a rafforzare i legami bilaterali tra Damasco e Muscat in diversi ambiti. Al-Busaidi è il primo ambasciatore del Consiglio di Cooperazione del Golfo a tornare a Damasco, dallo scoppio delle proteste contro il regime del 2011 e il conseguente conflitto civile. Quest’ultimo ha causato l’interruzione delle attività e dei lavori presso le ambasciate dei Paesi membri del GCC, così come la chiusura delle missioni diplomatiche.

Sia gli Emirati Arabi Uniti sia il Bahrain, nel dicembre 2018, hanno riaperto le proprie ambasciate a Damasco, in seguito alla loro chiusura avvenuta nel 2012. Tuttavia, sino ad ora, Abu Dhabi e Manama hanno semplicemente nominato incaricati d’affari e non ambasciatori all’interno delle proprie sedi rappresentative. Per tale ragione, la mossa diplomatica di Muscat è considerata la prima nella regione del Golfo. Già il 7 luglio 2019, il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva incontrato a Damasco il ministro degli esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, per discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e degli sviluppi a livello regionale ed internazionale.

Anche in qual caso, Bin Alawi è stato l’unico ministro proveniente da un Paese del Golfo ad essersi recato in Siria negli 8 anni precedenti. La sua prima visita risale all’ottobre 2015. In tale occasione, il ministro omanita aveva messo in luce la necessità di accettare nuovamente la partecipazione della Siria all’interno della Lega araba, accanto ad altre iniziative volte a trovare una soluzione pacifica alla questione siriana e ad incoraggiare il dialogo tra le diverse parti coinvolte nella crisi.

Nel corso degli anni, il Sultanato dell’Oman non ha tagliato le relazioni diplomatiche e politiche con Damasco, a differenza di altri paesi del Golfo, che hanno cercato di boicottare il regime di Assad, chiedendone le dimissioni, e hanno sospeso l’adesione della Siria alla Lega araba. Successivamente, alcuni Paesi arabi hanno cercato di ristabilire i legami con Damasco, dopo che il governo siriano ha compiuto alcuni passi positivi in avanti, come mostrato dalla riapertura di alcune ambasciate.

Anche con la Siria, Muscat si è fatta portavoce di una politica di “neutralità positiva” ed equilibrio, provando a promuovere il dialogo tra le due parti impegnate nel conflitto, il governo di Assad ed i gruppi di opposizione. Parallelamente, Oman e Siria, nel 2017, hanno siglato un accordo di tipo economico e riguardante, in particolare, i settori di petrolio e gas. Questo include attività relative a industria, estrazione, qualificazione e formazione di personale, e creazione di progetti comuni.

Per decenni, il Sultanato è stato fautore di un fragile equilibrio diplomatico, rapportandosi con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato dell’Oman è stato spesso descritto come “intermediario” o “oasi di pace e stabilità”, grazie alla propria neutralità ed al proprio ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Tale ruolo è stato incarnato, in particolare, dal precedente sultano, Qaboos bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020. 

Tuttavia, negli ultimi mesi, alcuni analisti hanno riferito che Muscat potrebbe essere intenzionata a cambiare la propria politica estera per far fronte alle problematiche economiche, conseguenza della pandemia di coronavirus. L’Oman, è stato sottolineato, necessita al momento di abbandonare la politica di “neutralità” e distanziamento dalle questioni regionali, con il fine ultimo di trovare partner economici con cui collaborare e a cui chiedere sostegno per far fronte alle crescenti difficoltà a livello economico e finanziario. A tal proposito, il 17 agosto, l’agenzia Fitch ha declassato il rating del Sultanato per la seconda volta quest’anno, portandolo da “BB” a “BB-“, mantenendo l’outlook “negativo”. Per tale ragione, una trasformazione diplomatica troverebbe, in realtà, giustificazioni di tipo economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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