Le elezioni presidenziali del 2020 in Burkina Faso

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 16:31 in Africa Burkina Faso

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In un clima teso, il presidente del principale partito di opposizione del Burkina Faso, Zephirin Diabré, e l’ex primo ministro, Isaac Zida, hanno presentato alla Commissione Elettorale Nazionale le loro candidature per le elezioni presidenziali del 22 novembre.

Alle elezioni del 25 novembre 2015, Diabré era arrivato secondo con il 29.65% dei voti, sconfitto dall’attuale presidente Roch Marc Christian Kaboré, che è in corsa per un secondo mandato. Diabré rappresenta il principale partito di opposizione del Paese africano, l’Unione per il Progresso e il Cambiamento (UPC) e l’attuale capo dell’esecutivo, invece, è a capo del Movimento del Popolo per il Progresso (MPP). “Cinque anni di gestione del MPP hanno portato il Burkina Faso sull’orlo del caos. Siamo obbligati a salvarlo oggi perché è di questo che si tratta”, ha dichiarato Diabré, alla presentazione della propria candidatura per le presidenziali del 2020. Zéphirin Diabré, 61 anni, ha fondato lo stesso UPC, nel 2011, quando si è dimesso da ministro per passare all’opposizione, tre anni prima che una rivolta popolare deponesse il presidente in carica, Blaise Compaoré, che era da 27 anni al potere.

Anche i sostenitori dell’ex primo ministro, Yacouba Isaac Zida, attualmente in esilio in Canada, hanno presentato la sua candidatura, assicurando che sarebbe tornato in patria per la campagna elettorale. “Questo Paese non ha solo bisogno di giustizia e riconciliazione, ma soprattutto di amore perché è nei cuori che nascono i conflitti. Il Burkinabe ha bisogno della fratellanza per poter affrontare una serie di sfide che affliggono il Paese”, ha dichiarato il presidente del Movimento Patriottico per la Salvezza (MPS), Augustin Loada. In esilio in Canada dal 2016, Zida, che è il candidato MPS. Il suo ritorno in Burkina Faso è stato più volte annunciato dai suoi sostenitori, da quando è stato emesso contro l’uomo un mandato di cattura per “abbandono in tempo di pace e rifiuto di obbedire”. All’epoca tenente colonnello, Zida aveva preso il potere il primo novembre 2014, il giorno dopo la caduta di Blaise Compaoré. Dopo forti pressioni da parte dei partiti politici, della società civile e della comunità internazionale, Zida ha ceduto il potere a Michel Kafando, un diplomatico in pensione, che lo ha immediatamente nominato primo ministro di un governo di transizione.

I candidati alle elezioni del Burkina Faso non finiscono qui. Tra questi ci sono altre personalità dell’era Compaoré: l’ex primo ministro Kadré Désiré Ouédraogo, il leader di un partito precedentemente alleato di Compaore, Gilbert Noël Ouédraogo, e il presidente del Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP), Eddie Komboïgo. Inoltre, un buon sostegno è garantito anche a Tahirou Barry, arrivato terzo per preferenze alle elezioni presidenziali del 2015. L’uomo era ministro del primo governo di Kaboré. Un altro candidato è il giurista Abdoulaye Soma. Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo. A partire dall’ottobre del 2014, con la caduta del presidente Compaoré è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti, che ne hanno sfruttato il momento di fragilità. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Oggi Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalle violenze dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati durante il 2019 nei tre Paesi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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