L’Azerbaigian accetterà cessate il fuoco se l’Armenia ritirerà le truppe dal Karabakh

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 12:05 in Armenia Azerbaigian

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I principali combattimenti nella contesa regione del Caucaso meridionale del Nagorno-Karabakh sono iniziati domenica scorsa, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di aver scatenato l’incendio e affermano che le loro forze hanno ucciso migliaia di truppe nemiche.

Baku sarebbe pronta a cessare le sue operazioni nel Nagorno-Karabakh qualora l’Armenia proponesse un programma per il ritiro delle sue truppe dalle città della regione contesa, ha annunciato il presidente azero Ilham Aliyev.

“La nostra condizione per un cessate il fuoco è che l’Armenia proponga un’agenda temporanea per il ritiro delle truppe dai territori azeri occupati nel Nagorno-Karabakh, un ritiro non promesso solo a parole, ma attuato nei fatti, specificando quali territori verrebbero liberati e in quali giorni”, ha dichiarato Aliyev ieri sera.

“Condividiamo il punto di vista secondo cui il problema con l’Armenia dovrebbe essere risolto attraverso il dialogo, ma deve esserci un fondamento per questo. Il Primo Ministro armeno deve dichiarare la sua adesione agli accordi precedenti, secondo i quali i territori del Nagorno-Karabakh erano riconosciuti come territori azeri occupati”, ha aggiunto il presidente azero.

Nel caso in cui non si raggiungesse un cessate il fuoco, prosegue Aliyev, le operazioni azere continuerebbero e Baku cercherebbe di stabilire normali relazioni con il popolo armeno dopo aver liberato le sue terre.

“Cercheremo di ripristinare le normali relazioni con il popolo armeno dopo la liberazione dei nostri territori occupati. Cercheremo di tornare a rapporti di buon vicinato, anche se non sarà facile”, ha dichiarato il presidente.

Giovedì scorso, Pashinyan ha accusato la Turchia di coordinare l’offensiva militare dell’Azerbaigian, suggerendo che Ankara fosse tornata nel Caucaso meridionale “per continuare il genocidio armeno”.

Domenica Aliyev ha chiesto le scuse anche del presidente francese Emmanuel Macron per la sua affermazione secondo cui mercenari siriani sarebbero stati trasferiti nella regione per svolgere operazioni nel Nagorno-Karabakh.

“Non ci servono mercenari. Abbiamo un esercito di centomila soldati. Chiedo che la Francia si scusi per tali allusioni”, ha concluso.

Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabach lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene.

L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

Secondo gli ultimi dati, la parte azera ha subito più di 1300 perdite umane e 2000 feriti a seguito del contrattacco delle forze del Nagorno-Karabach nel saliente meridionale del confine. La difesa della Repubblica di Artsakh afferma di avere distrutto un totale di 7 elicotteri d’attacco azeri, 75 droni, 137 carri armati e veicoli corazzati, 82 veicoli, 3 attrezzature corazzate di ingegneria pesante, 1 aereo, oltre a 2 sistemi di artiglieria pesante TOS-1A, 1 Smerch e 1 Uragan più sistemi di lancio di razzi.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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