L’appello delle ONG all’Italia: non bloccate le navi di soccorso

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 21:10 in Immigrazione Italia

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Quattro ONG che si occupano del salvataggio dei migranti nel Mediterraneo hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, chiedendo all’Italia di smettere di bloccare le loro navi.

Medici Senza Frontiere (MSF), Sea-Watch, Open Arms e Mediterranea hanno esortato il governo italiano a smettere di bloccare le loro navi di soccorso nel Mediterraneo, nello spirito della Giornata Nazionale in ricordo delle vittime dell’immigrazione, che si è celebrata il 3 ottobre. In una dichiarazione congiunta, il 5 ottobre, le organizzazioni hanno invitato il governo italiano a smettere di fermare le imbarcazioni umanitarie e a chiedere di riattivare un meccanismo europeo, per proteggere la vita delle persone che vengono trasportate lungo la rotta migratoria del Mediterraneo Centrale. Le ONG hanno sottolineato che il Mediterraneo continua ad essere “uno dei più grandi cimiteri del mondo”, anche sette anni dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013. Quel giorno, un peschereccio con oltre 500 cittadini di origine eritrea a bordo, partito dal porto di Misurata, nell’Ovest della Libia, naufragò a poche miglia da Lampedusa, causando la morte di 368 persone e la dispersione di altre 20. I superstiti furono complessivamente 155. Tale episodio, oltre a rappresentare uno dei peggiori naufragi avvenuti nel Mediterraneo, è ricordato come uno dei simboli della crisi migratoria degli ultimi anni.

Secondo le ONG, oggi, la presenza di navi militari italiane ed europee al largo della Libia non sta contribuendo a ridurre le partenze e le morti di migranti in mare. Allo stesso modo, i voli di ricognizione aerea di Frontex ed Eunavformed, le due missioni europee incaricate di monitorare la costa libica, non avevano cambiato la situazione in passato, secondo le organizzazioni umanitarie. Invece, sono stati fatti tentativi “imbarazzanti”, in contrasto con le opinioni dell’ONU e le prove raccolte da Amnesty International, per “spacciare la Guardia costiera libica come un’autorità legittima”, secondo le stesse ONG. Queste hanno ribadito che la Guardia Costiera libica cattura e rimpatria con la forza nei centri di detenzione libici tutti coloro che tentano di fuggire da schiavitù, tortura, violenza e sfruttamento. Per queste ragioni, hanno aggiunto, appare “ancora più grave” il tentativo da parte del governo italiano di bloccare tutte le navi di soccorso. Le organizzazioni hanno chiesto quindi all’esecutivo di rispettare i propri obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali di cui il Paese è firmatario e di non abbandonare le persone in mare, affermando che “per fare ciò venivano utilizzate scuse tecniche e burocratiche”.

Infine, le ONG hanno chiesto un incontro con il governo, pur ammettendo la complessità della situazione attuale, a causa della pandemia COVID-19. Queste hanno, tuttavia, sollecitato il riconoscimento formale da parte dell’esecutivo dell’importanza e dell’obbligo di condurre i soccorsi dei migranti in mare, hanno chiesto poi la fine del blocco di navi e aeromobili delle organizzazioni della società civile dell’UE e hanno fatto appello ad un’assistenza immediata e all’assegnazione di un porto sicuro entro 24 ore, per tutte le imbarcazioni umanitarie che operano in mare, nonché la riattivazione di un meccanismo europeo per la salvaguardia delle vite lungo la rotta del Mediterraneo Centrale. Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di agosto 2020, sono arrivati in Europa via mare e via terra 9.332 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri è stata proprio l’Italia, con oltre 19.600 arrivi. Inoltre, nei primi 8 mesi del 2020, nella stessa tratta sono morte ben 495 persone. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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