La NATO chiede un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 19:38 in Armenia Azerbaigian NATO

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha chiesto di imporre un cessate in fuoco in Nagorno-Karabakh, mentre il bilancio delle vittime continua a salire nell’enclave separatista nel Caucaso meridionale. 

La Turchia, nel frattempo, ha sollecitato l’alleanza a chiedere il ritiro delle forze armene dalla regione, che secondo il diritto internazionale rientra nella sovranità dell’Azerbaigian ma è popolata e governata dall’etnia armena. Parlando a fianco del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ad Ankara, il 5 ottobre, Stoltenberg ha affermato che non esiste una soluzione militare al conflitto sul Nagorno-Karabakh. “È estremamente importante che trasmettiamo un messaggio molto chiaro a tutte le parti, queste dovrebbero smettere immediatamente di combattere, dovremmo sostenere tutti gli sforzi per trovare una soluzione pacifica e negoziata”, ha dichiarato Stoltenberg. La Turchia ha condannato quella che considera l’occupazione armena del Nagorno-Karabakh e ha giurato piena solidarietà con l’etnia turca dell’Azerbaigian. Cavusoglu ha affermato che la NATO dovrebbe anche chiedere il ritiro delle forze armene dalla regione.

I combattimenti nella contesa regione del Caucaso meridionale del Nagorno-Karabakh sono iniziati il 27 settembre, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di aver attaccato l’altro. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh, il nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach, per via dell’attacco azero. Baku, da parte sua, afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene. L’Armenia sostiene le aspirazioni d’indipendenza dell’Artsakh dall’inizio degli anni ’90. Tale entità statale non è riconosciuta dalla comunità internazionale ed è fortemente osteggiata dall’Azerbaigian e dal suo alleato turco. A seguito degli scontri del 27 settembre l’Artsakh ha imposto la legge marziale e una mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

Il 4 ottobre, l’Azerbaigian ha dichiarato che sarebbe pronto a cessare le sue operazioni nel Nagorno-Karabakh qualora l’Armenia proponesse un programma per il ritiro delle sue truppe dalle città della regione contesa, secondo quanto annunciato dal presidente azero, Ilham Aliyev. “La nostra condizione per un cessate il fuoco è che l’Armenia proponga un’agenda temporanea per il ritiro delle truppe dai territori azeri occupati nel Nagorno-Karabakh, un ritiro non promesso solo a parole, ma attuato nei fatti, specificando quali territori verrebbero liberati e in quali giorni”, ha dichiarato Aliyev. “Condividiamo il punto di vista secondo cui il problema con l’Armenia dovrebbe essere risolto attraverso il dialogo, ma deve esserci un fondamento per questo. Il Primo Ministro armeno deve dichiarare la sua adesione agli accordi precedenti, secondo i quali i territori del Nagorno-Karabakh erano riconosciuti come territori azeri occupati”, ha aggiunto il presidente azero.

Nel caso in cui non si raggiungesse un cessate il fuoco, prosegue Aliyev, le operazioni azere continuerebbero e Baku cercherebbe di stabilire normali relazioni con il popolo armeno dopo aver liberato le sue terre. “Cercheremo di ripristinare le normali relazioni con il popolo armeno dopo la liberazione dei nostri territori occupati. Cercheremo di tornare a rapporti di buon vicinato, anche se non sarà facile”, ha dichiarato il presidente. Il primo ottobre, Pashinyan ha accusato la Turchia di coordinare l’offensiva militare dell’Azerbaigian, suggerendo che Ankara fosse tornata nel Caucaso meridionale “per continuare il genocidio armeno”. Il 4 ottobre, Aliyev ha chiesto le scuse anche del presidente francese Emmanuel Macron per la sua affermazione secondo cui mercenari siriani sarebbero stati trasferiti nella regione per svolgere operazioni nel Nagorno-Karabakh. “Non ci servono mercenari. Abbiamo un esercito di centomila soldati. Chiedo che la Francia si scusi per tali allusioni”, ha concluso.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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