La Cina che conviene all’Italia e lo scontro Trump-Biden

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 16:27 in Il commento USA e Canada

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Trump è risultato positivo al coronavirus. Sembra incredibile che una simile sventura gli sia capitata proprio quando lo scontro con Biden raggiunge l’acme. Dimesso, dovrebbe affrontare il secondo dibattito presidenziale da “guarito”, dopo avere sottovalutato il virus: Biden ne trarrebbe i suoi vantaggi. Gli Stati Uniti appaiono polarizzati e lo scontro politico è accesissimo. Le divisioni esistevano da tempo, ma Trump, abile imprenditore politico, le ha prima sfruttate e poi alimentate, rendendole più grandi e profonde. Un uomo politico, coinvolto nella lotta, si giudica per la sua capacità di conquistare il potere e conservarlo. L’abilità di Trump nel conservare il potere potrà essere giudicata dopo il voto. Per ora, non ci sono dubbi sulle sue qualità nel conquistarlo. Dopo avere sconfitto Hillary Clinton, in un’impresa che appariva disperata, Trump fa paura a tutti. I suoi avversari lo deridono, ma non lo sottovalutano. Biden lo ha definito “un clown” durante il dibattito televisivo. Questa offesa è sembrata un’esibizione di debolezza più che di forza. Trump lo interrompeva di continuo e Biden ha perso i nervi, scusandosi, subito dopo, per quell’insulto personale. Sordo alle reprimende del moderatore, Trump è stato il solito “stratega della scorrettezza”. Egli è sì scorretto, ma in modo calcolato, giacché viola soltanto quelle regole che al grande pubblico piace di veder violate. I dati sull’audience di tutti i Paesi del mondo dicono che ai telespettatori piacciono la sopraffazione e la maleducazione, ma soltanto contro gli altri. Siccome le parole sono armi, ogni uomo ama dire ciò che pensa degli altri, ma senza sentirsi dire ciò che gli altri pensano di lui: nessuno gradisce il “fuoco di ritorno”. Trump ha addirittura affermato di non garantire una transizione di potere pacifica, in caso di sconfitta alle elezioni. Egli parte dall’assunto che la sua sconfitta possa avvenire soltanto con i brogli. Quand’anche constatasse la regolarità del voto, si sentirebbe nondimeno spodestato ingiustamente perché, così dice, i media dominanti hanno distorto la realtà per quattro anni. Trump e Biden sembrano divisi su tutto. In realtà, hanno un punto in comune, il rapporto con la Cina, che è insidioso per gli interessi nazionali dell’Italia. L’idea prevalente è che lo scontro tra Stati Uniti e Cina abbia raggiunto il suo punto massimo con Trump. Il problema è che Biden è ancora più agguerrito, tanto da aver promesso, in caso di vittoria, un assalto a Pechino più energico di quello già sfoggiato dal suo ruvido antagonista. Il “Wall Street Journal” ha titolato: “Qual è la nuova politica di Biden verso la Cina? Sembra molto come quella di Trump”. Tutto questo accade mentre la Cina rilancia il ruolo dell’Italia, che ha assunto nuova importanza agli occhi degli Stati Uniti, da quando il governo Conte è stato il primo governo europeo ad aderire alla nuova via della seta, da cui spera di ricavare guadagni per miliardi di euro. Non ci sono dubbi sul fatto che l’Italia abbia perso peso strategico con la fine del comunismo. Nel settembre 2017, parlando al Massachusetts Institute of Technology con Barry Posen, uno dei maggiori studiosi americani di politica internazionale, gli chiesi quale fosse l’importanza dell’Italia nell’arena internazionale. Mi disse: “Nessuna in particolare. Forse può contare qualcosa per via della crisi dei migranti”. In poco più di tre anni, la Cina sembra avere modificato questa prospettiva, come dimostra l’importante lettera dell’ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, pubblicata proprio in questo spazio domenica scorsa, cui ha fatto seguito la visita a Roma di Mike Pompeo, segretario di Stato americano. Lo sviluppo della nuova via della seta nel Mediterraneo prevede che il partito comunista cinese leghi i porti della Grecia con quelli dell’Italia. È ciò che Xi Jinping sta cercando di fare in prima persona, attraverso la compagnia di Stato “Cosco”, che ha già acquisito il controllo del porto del Pireo in Grecia. Per completare il suo monumentale progetto marittimo, la Cina deve ripetere la stessa operazione con un porto italiano. Questo non significa che l’Italia debba voltare le spalle agli Stati Uniti per favorire la Cina. Significa che deve tesaurizzare la posizione strategica, in cui si trova senza meriti. La politica internazionale ha le sue regole: essere privi di fortuna non è una colpa. Non saperla sfruttare, sì.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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