Gli Stati Uniti chiedono una riforma dell’OMS

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 20:08 in Cina USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno ribadito la necessità di effettuare una riforma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che non può tollerare “l’incapacità” di uno dei suoi Stati membri, in un apparente riferimento alla Cina. 

L’assistente segretario alla Salute degli Stati Uniti, Brett Giroir, il 5 ottobre, ha parlato di fronte al Comitato Esecutivo dell’OMS e ha chiesto di agire al più presto, effettuando le riforme proposte da Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia e Cile. Inoltre, il rappresentante statunitense ha affermato che non era possibile tollerare tollerare “l’incapacità” di uno Stato membro dell’Organizzazione nel fornire informazioni accurate, complete e tempestive sui focolai di malattie. Giroir, così come l’Unione Europea e l’Australia hanno chiesto di lanciare una missione internazionale guidata dall’OMS in Cina per indagare sull’origine del nuovo coronavirus, emerso alla fine del 2019. In precedenza, il capo dell’emergenza dell’OMS, Mike Ryan, aveva affermato che un elenco di esperti era stato presentato alla Cina per un esame della questione.

Lo scorso 14 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di interrompere il contributo statunitense all’OMS, in quanto l’istituzione era colpevole di aver promosso la campagna di disinformazione di Pechino sul coronavirus, e aveva annunciato il lancio di una verifica riguardo all’organizzazione e al suo operato.  Secondo Washington, tale comportamento ha causato il dilagare di un focolaio ben più ampio di quanto avrebbe potuto essere, se ci fossero state indicazioni più chiare. In particolare, l’OMS è stata accusata di non aver indagato sui rapporti arrivati da Wuhan, città nella provincia di Hubei in cui si è originato il coronavirus. Inoltre, Donald Trump, e la sua amministrazione hanno ripetutamente incolpato la Cina di aver nascosto informazioni riguardo l’epidemia di coronavirus, minacciando azioni punitive a riguardo.

La accuse di Trump sono state respinte dall’OMS. In particolare, il 15 aprile, linviato speciale dell’OMS per l’epidemia, David Nabarro, ha invitato il leader degli USA ad affrontare certe tematiche una volta sconfitta l’epidemia e ha sottolineato che si tratta di un problema globale che riguarda l’intera comunità per la salute pubblica e non solo l’OMS. Gli Stati Uniti sono stati il maggior contribuente dell’ente mondiale, con un versamento di circa 400 milioni di dollari l’anno. Tuttavia, il 16 maggio, Trump ha riferito che la sua amministrazione stava valutando varie proposte riguardanti l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra queste vi è l’ipotesi che Washington possa tornare a finanziare l’OMS per un valore pari al 10% del contributo versato in precedenza. 

Gli Stati Uniti sono diventati il Paese maggiormente colpito al mondo dalla pandemia, con un totale di 7.45 milioni di contagi e 210.000 decessi. Lo stesso presidente Trump è stato colpito dalla malattia ed è stato ricoverato in ospedale, la sera del 2 ottobre. Il presidente ha lasciato Washington dopo 17 ore dall’annuncio della propria positività al coronavirus in elicottero, indossando mascherina protettiva e completo da lavoro ma senza rilasciare dichiarazioni alla stampa. Poco essere partito dalla Casa Bianca, il presidente statunitense ha pubblicato un video-messaggio su Twitter nel quale ha affermato che lui e la moglie, Melania Trump, stanno bene e che si recheranno allo Walter Reed per “assicurarsi che tutto proceda al meglio”.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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