Egitto: le proteste svelano la crisi delle fabbriche dei mattoni in argilla

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 12:55 in Africa Egitto

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Parallelamente alle proteste della popolazione egiziana contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi, anche i proprietari delle fabbriche di mattoni in argilla hanno messo in luce la precarietà del settore dell’edilizia in Egitto, caratterizzato da corruzione e abusivismo.

A parlarne è il quotidiano al-Arab, in un momento in cui il Paese Nord-africano si trova ad affrontare una perdurante e crescente mobilitazione popolare, alla luce del deterioramento delle condizioni di vita e delle politiche di al-Sisi volte a contrastare l’abusivismo edilizio, che hanno costretto numerosi cittadini a lasciare le proprie abitazioni. Parallelamente, i proprietari delle fabbriche di mattoni in argilla hanno messo in luce una serie di crisi, accumulate da anni, nel proprio settore, oltre ad un sistema di “costruzione casuale” e alla crescente corruzione, che ha consentito di erigere edifici anche al di fuori dei confini delle aree residenziali, a danno delle aree agricole.

Secondo quanto riportato da al-Arab, l’Egitto ospita circa un migliaio di fabbriche di mattoni in argilla, distribuite perlopiù nel governatorato di Giza. Attualmente, però, tali fabbriche devono far fronte a diverse problematiche, dopo che, negli ultimi 6 mesi, i lavori edilizi hanno subito un brusco calo. Inoltre, nonostante l’Egitto abbia assistito alla costruzione di nuove città, sono i mattoni in cemento ad essere prediletti per i “progetti nazionali”, in quanto considerati più resistenti e convenienti. Ciò ha esacerbato la crisi delle fabbriche tradizionali, a cui, stando a quanto riferito dai proprietari, il governo del Cairo non ha trovato una soluzione. L’unica misura adottata, è stato sottolineato, sta nell’aver consentito ai suddetti stabilimenti di fornire materiale per i progetti di costruzione della nuova capitale amministrativa.

Come spiega al-Arab, anche l’aumento del costo del carburante e le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus hanno contribuito ad aggravare la situazione, determinando una crescente riduzione della domanda dei mattoni in argilla. I proprietari hanno chiesto al governo di equiparare le proprie fabbriche alle altre industrie ad “alta intensità energetica”, tra cui quelle di ferro e acciaio, alluminio, rame, ceramica e porcellana, a cui sono state concesse riduzioni per i costi di gas ed elettricità. Tuttavia, sebbene il Cairo abbia fatto promesse, nessuna di queste si è ancora concretamente realizzata.

In tale quadro, la crisi ha rivelato un altro aspetto, ovvero la presenza di “miliardari nascosti”, i quali operano nel settore immobiliare senza autorizzazione e permessi ufficiali. In particolare, stando alle indagini condotte negli ultimi mesi, un gran numero di immobili con un’altezza superiore a 12 piani sono stati costruiti senza permessi. Questo perché costruttori privati hanno avuto modo di costruire e vendere gli immobili senza essere scoperti dallo Stato. Proprio la costruzione di queste proprietà, perlopiù alloggi privati, vede l’impiego di mattoni in argilla, largamente diffusi soprattutto al Cairo, Giza e Qalyubiyya.

Motivo per cui, le recenti misure di al-Sisi e la conseguente ondata di proteste hanno messo ancora più in bilico un settore già di per sé fragile. Ahmed Al-Zaini, un rappresentante della Camera di Commercio, ha affermato che la sospensione dei lavori edilizi all’interno dei confini delle città, del mese di giugno scorso, ha alimentato la rabbia dei produttori dei mattoni in argilla. Questo perché, ha spiegato al-Zaini, la crisi ha visto non solo un rallentamento della domanda, ma altresì una conseguente disoccupazione nel settore e nelle catene ad esso connesse. Inoltre, i debiti accumulati e il rallentamento dei livelli di produzione hanno fatto sì che le fabbriche funzionassero a una capacità non superiore al 25%.

Di fronte a tale scenario, il 28 settembre il Consiglio dei ministri egiziano ha consentito la ripresa delle attività di costruzione all’interno delle città per coloro che hanno ottenuto permessi validi. In particolare, i proprietari potranno costruire fino al quarto piano, fino a quando non verranno emesse nuove disposizioni. Tuttavia, è stato evidenziato, le fabbriche di mattoni in argilla potrebbero continuare a far fronte alle problematiche attuali, in quanto si tratta di fabbriche “causali”, prive di regolamentazione precisa. Una delle proposte consiste nel convertire tali stabilimenti in fabbriche di mattoni in cemento. Si tratta, però, di un’idea, secondo alcuni, non attuabile, in quanto significherebbe apportare cambiamenti radicali alle linee e ai metodi di produzione.

Il presidente egiziano ha emanato, nel mese di gennaio, un’ordinanza con cui ha sancito la possibilità di trovare, entro sei mesi, un accordo con lo Stato che consentirebbe di costruire in aree illegittime, stabilendo, al contempo, la demolizione di tutti quegli edifici costruiti abusivamente e di cui non ne è stata comprovata la legittimità, tra cui numerose abitazioni. La stragrande maggioranza dei cittadini che beneficia di alloggi considerati abusivi appartiene alle classi più povere, non in grado, quindi, di affrontare le spese richieste per evitare la demolizione della propria abitazione, spesso pari al 100% del prezzo di base dell’immobile. Ciò ha alimentato uno stato di malcontento, sfociato nelle proteste intraprese il 20 settembre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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