Cambogia: gli USA temono la penetrazione della Cina

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 10:27 in Cambogia Cina USA e Canada

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La Cambogia aveva messo in allarme Washington per aver demolito una struttura costruita dagli Stati Uniti alla base navale di Ream, una delle maggiori nel Paese, situata a Sud-Est di Sihanoukville, dove la Cina ha istituito una Zona economica speciale. Il 4 ottobre, l’esecutivo cambogiano ha però rassicurato Washington affermando che l’abbattimento della struttura servirà per ampliare la base navale e l’edificio sarà ricollocato.

Il 2 ottobre, il think tank statunitense Centre for Strategic and International Studies aveva pubblicato immagini riguardanti la distruzione di un edificio costruito dagli USA nel quale aveva sede il quartier generale tattico della Marina cambogiana, facendo innalzare le preoccupazioni di Washington che teme un imminente accordo tra Pechino e Phnom Penh per garantire l’accesso di mezzi militari e di soldati cinesi nelle basi militari cambogiane prima fra tutte quella di Ream. L’edificio, lungo circa 30 metri, ospitava più imbarcazioni da pattuglia di piccole dimensioni. Per tali ragioni, gli USA hanno chiesto al governo cambogiano di fornire una spiegazione a tali immagini.

Di fronte a tale richiesta, dapprima il primo ministro, Hun Sen, tramite il suo account Twitter ha rassicurato che l’operazione è avvenuta perché la struttura richiedeva una ristrutturazione. Successivamente, il portavoce del Ministero della Difesa cambogiano, Chhum Socheat, ha affermato che la struttura sarà spostata a Koh Preap, nei pressi del porto di Sihanoukville per consentire un’espansione della base di Ream “dove dovranno approdare molte barche”. Il portavoce ha poi smentito che la Cambogia stesse ricevendo assistenza cinese per svolgere tali operazioni, come aveva invece dichiarato un funzionario della Marina cambogiana alla testata Nikkei Asia.

I sospetti si erano acuiti già dal 2019, quando gli USA avevano offerto assistenza alla Cambogia per eseguire lavori di riparazione alla base navale di Ream ma avevano ricevuto in risposta un “No” e avevano quindi chiesto a Phom Penh di motivare tale decisione. L’esecutivo cambogiano ha sempre negato l’esistenza di un accordo segreto tra Cina e Cambogia ribadendo che ospitare sul proprio suole forze armate straniere violerebbe la costituzione cambogiana.

Nonostante le rassicurazioni cambogiane gli USA hanno continuato ad opporsi al coinvolgimento cinese nel Paese. Proprio lo scorso 15 settembre, in base a quanto previsto dal Global Magnitsky Human Rights Accountability Act degli USA, Washington ha imposto sanzioni sull’azienda cinese Union Development Group, accusandola di abusi sui diritti umani della popolazione locale e di sequestro di terreno in connessione alla realizzazione del progetto immobiliare Dara Sakor, un investimento di Pechino in Cambogia dal valore di 3,8 miliardi.

Nel 2008, Union Development Group aveva ottenuto la concessione per 99 anni su un terreno di 36.000 ettari a Dara Sakor, nel Sud-Ovest della provincia cambogiana di Koh Kong, dove ha da allora sviluppato un’area turistica che prevede la realizzazione di un aeroporto, di un porto con acque profonde e di molte altre infrastrutture energetiche, mediche e produttive.

Secondo il Dipartimento del Tesoro degli USA, per la realizzazione del progetto, l’azienda cinese avrebbe negato agli abitanti locali di coltivare riso nei terreni limitrofi, avrebbe bruciato le loro abitazioni e avrebbe utilizzato forze di sicurezza private e l’esercito cambogiano per sottrarre terreno ai cittadini. Sempre secondo il Dipartimento del Tesoro, anche l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu sarebbe intervenuto sulla vicenda chiedendo a Union Development Group di interrompere l’utilizzo delle forze armate e spingendo anche il Consiglio dei Ministri della Cambogia a chiedere all’azienda cinese di interrompere la distruzione delle proprietà dei cittadini cambogiani. Oltre a questo, il progetto aveva già destato sospetti, sempre respinti sia dalle autorità cambogiane, sia da quelle cinesi, sulla possibilità che la Cina intendesse creare una propria base militare in Cambogia.

In seguito alle sanzioni degli USA a cui se ne erano aggiunte altre dall’Unione Europea (UE) sempre per questioni legate ai diritti umani, l primo ministro Hun Sen, al potere da 35 anni,  aveva accusato l’Occidente di aver adottato un “doppio standard” contro il proprio Paese, sostenendo, da un lato, che Phnom Penh sia vittima di una precisa agenda politica e, dall’altro, che i grandi traguardi raggiunti dal Paese non siano stati né apprezzati né riconosciuti, il 21 settembre. In particolare, Hun Sen aveva affermato che l’Occidente aavesse utilizzato come strumento politico o come pretesto il tema dei diritti umani per interferire negli affari interni e violare la sovranità e l’indipendenza della Cambogia, così come di altri Paesi più deboli.

La Cina è un importante alleato per la Cambogia sia dal punto di vista politico, sia da quello economico, tant’è vero che, lo scorso 20 luglio, la Cina e la Cambogia hanno completato i negoziati per un accordo di libero scambio. Oltre a questo, la Cambogia ha deciso di partecipare al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, e di sfruttarlo come motore per lo sviluppo nazionale. La Cina è poi un alleato strategico cambogiano anche in termini di difesa, nonché il suo maggior fornitore di attrezzature militari. Nel 2019, Pechino ha promesso 90 milioni di dollari a supporto del settore della difesa cambogiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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