Arabia Saudita: dopo sette mesi, i fedeli ritornano alla Mecca

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 11:38 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La Mecca, il 4 ottobre, ha riaperto le porte ai fedeli, ai quali è stato nuovamente consentito, dopo sette mesi, di recarsi presso la città santa per il consueto pellegrinaggio dell’Umrah.

Quest’ultimo, definito minore, può essere svolto in qualsiasi momento dell’anno. L’Umrah viene affiancato dal cosiddetto Hajj, ovvero il pellegrinaggio tradizionale verso la città santa della Mecca, previsto, almeno una volta nella vita, dall’Islam. Tuttavia, sin dal 2 marzo, giorno in cui è stato registrato il primo caso di infezione da Covid-19 in Arabia Saudita, il Regno aveva deciso di sospendere i pellegrinaggi verso le città sante della Mecca e Medina, fino a stabilire il coprifuoco totale in entrambe il 2 aprile scorso. Ciò ha significato ostacolare uno dei cinque pilastri dell’Islam, che deve essere compiuto almeno una volta nella vita da ogni musulmano, a meno che le condizioni di salute o finanziarie glielo impediscano. Ogni anno tale pratica porta in Arabia Saudita circa 2 milioni di pellegrini da tutto il mondo ed era dal 1798, anno dell’invasione di Napoleone in Egitto, che il pellegrinaggio veniva svolto senza interruzioni.

La riapertura del 4 ottobre mira a rispondere alle aspirazioni dei musulmani in patria e fuori, i quali desiderano riprendere a partecipare a rituali e visitare i luoghi sacri. Tuttavia, si tratta di una riapertura parziale e graduale, in quanto quella totale avverrà solo quando il Covid-19 verrà completamente debellato, come riferito dal Ministero dell’Interno saudita il 23 settembre. In particolare, in una prima fase, sono ammessi solo 6.000 fedeli, ovvero residenti e cittadini sauditi. Questi, una volta giunti alla Kaaba, previa prenotazione, devono seguire percorsi che garantiscono il distanziamento e possono restare in moschea per un massimo di tre ore. Inoltre, i pellegrini vengono suddivisi in piccoli gruppi da 20-25 fedeli, e monitorati da autorità apposite, responsabili altresì della sanificazione della moschea, che avverrà circa 10 volte al giorno.

Successivamente, il 18 ottobre, si darà inizio alla seconda fase, la quale prevede la partecipazione del 75% dei pellegrini volenterosi, pari a 15.000, oltre alla presenza di 40.000 fedeli in totale in tutta la Grande Moschea. Per il primo novembre, l’Umrah sarà consentita a tutti i pellegrini interessati, anche per chi proviene dall’estero, sebbene secondo precise misure di sicurezza. Il limite di capienza, sino ad ora, è stato fissato a 60.000 pellegrini in totale e sarà il Ministero della Salute saudita a stabilire i Paesi di provenienza.

L’apertura del 4 ottobre è avvenuta dopo che, il giorno precedente, 3 ottobre, il Regno aveva riportato 27 decessi da Covid-19, oltre a 419 casi positivi. In totale, dallo scoppio della pandemia, in Arabia Saudita ci sono stati più di 336.000 contagi e 4.875 vittime a causa del coronavirus. Il 4 ottobre, invece, il Ministero della Salute saudita ha riferito che il numero di contagi giornalieri è diminuito, per la prima volta in 5 mesi, al di sotto della soglia di 400, registrando quota 390 in 24 ore. A detta del Ministeri, il calo della curva di contagi è da collegarsi al piano di rimpatri attuato dalle autorità competenti.

Il pellegrinaggio rappresenta spesso un’enorme sfida logistica, visti i folti gruppi di pellegrini che affollano luoghi sacri relativamente piccoli, rendendo i partecipanti vulnerabili al contagio. Al contempo, Hajj e Umrah costituiscono un’ulteriore fonte di reddito per l’Arabia Saudita, portando nelle casse del Regno circa 12 miliardi di dollari all’anno. Motivo per cui il governo saudita spera di poter accogliere 30 milioni di pellegrini all’anno entro il 2030.

Il turismo religioso rappresenta, pertanto, uno dei settori su cui fare affidamento per perseguire la Vision 2030, e, in particolare, la diversificazione economica e l’indipendenza dal petrolio. Non da ultimo, la ripresa del pellegrinaggio giunge in un momento in cui il Regno saudita, nel secondo trimestre del 2020, ha registrato una contrazione del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il 2019. A mostrarlo, il 30 settembre, gli ultimi dati forniti da fonti del governo, le quali hanno evidenziato anche un aumento del tasso di disoccupazione, salito, sempre nel secondo trimestre del 2020, al 15,4%, una cifra che rappresenta un massimo storico per l’Arabia Saudita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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