Afghanistan: presidente vola in Qatar, continuano le violenze

Pubblicato il 5 ottobre 2020 alle 15:40 in Afghanistan Asia

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Il convoglio di Rahmatullah Yarmal, governatore della provincia afghana di Laghman, è stato attaccato da un kamikaze, la mattina del 5 ottobre. Lo stesso giorno, il presidente Ashraf Ghani è partito per il Qatar. 

In relazione all’attacco a Laghman, il portavoce del governatore ha confermato l’esplosione e ha dichiarato che il politico è sopravvissuto, ma sono state causate vittime tra le persone presenti sul luogo. Il portavoce ha aggiunto che l’attentato è stato effettuato da un kamikaze mentre il governatore, in auto, si recava da casa all’ufficio. Il Ministero dell’Interno ha confermato che 4 delle guardie del corpo del governatore di Laghman sono state uccise dall’attentatore, insieme a 4 civili. Inoltre, altri 38 civili sono rimasti feriti nell’attacco suicida, secondo il Ministero dell’Interno. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato l’attacco.

L’assalto arriva lo stesso giorno in cui il presidente Ashraf Ghani, alla guida di una delegazione governativa, è partito per il Golfo, dove visiterà il Kuwait e il Qatar. Secondo una dichiarazione del palazzo presidenziale, Ghani è accompagnato dal primo vicepresidente, Amrullah Saleh, dal ministro degli Esteri in carica, Mohammad Hanif Atmar, e dal consigliere per la Sicurezza Nazionale, Hamdullah Mohib. Inoltre, sono partiti con loro anche alcuni membri della Camera Bassa e Alta del Parlamento, un gruppo di funzionari governativi di alto rango e alcuni rappresentanti dei media afghani. In Kuwait, Ghani porterà le condoglianze del suo popolo al defunto emiro, secondo quanto ha riferito il portavoce presidenziale.

In Qatar, invece, la visita si concentrerà sugli ostacoli all’avvio dei colloqui diretti tra le squadre negoziali che rappresentano la Repubblica Islamica dell’Afghanistan e i talebani. Il 12 settembre sono iniziati una serie di incontri preliminari, tramite i cosiddetti “gruppi di contatto” delle due parti, per definire l’agenda e le regole alla base del vero e proprio dialogo intra-afghano. A 22 giorni dalla cerimonia di apertura, non è stato ancora possibile raggiungere un accordo. Lo stallo riguarda 2 dei 20 articoli che formano le regole procedurali per i negoziati, ovvero la giurisprudenza religiosa alla base dei colloqui e il riconoscimento dell’accordo USA-talebani come punto di partenza per i negoziati di pace. Gli altri 18 articoli sono invece già stati accettati da ambo le parti. 

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Fino a tale intesa, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo.

In questo contesto, il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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