L’UE decide di imporre sanzioni alla Bielorussia

Pubblicato il 4 ottobre 2020 alle 6:11 in Bielorussia Europa

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I paesi dell’UE continuano a non riconoscere Alexander Lukashenko come legittimo presidente della Bielorussia.

I leader dell’UE hanno raggiunto un accordo sulle sanzioni contro il governo bielorusso, ha riferito venerdì Agence France-Presse, citando le sue fonti diplomatiche.

Secondo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il presidente Lukashenko non è stato ancora incluso nell’elenco delle sanzioni bielorusse.

“Abbiamo deciso oggi di applicare le sanzioni […]. Domani con una procedura scritta implementeremo le sanzioni contro la Bielorussia. Sul tavolo abbiamo un elenco con circa 40 nomi”, ha dichiarato Michel in una conferenza stampa a margine del vertice.

Il diplomatico ha aggiunto che le sanzioni contro la Bielorussia potrebbero essere applicate immediatamente.

Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, Lukashenko potrebbe essere incluso nella lista dei bielorussi sanzionati in caso di mancato dialogo con il popolo bielorusso. Se il blocco dovesse includere il presidente bielorusso nella lista, ciò significherebbe un rifiuto del dialogo e l’UE vuole coinvolgere Lukashenko nei colloqui, ha aggiunto.

In precedenza il Cremlino aveva espresso forti critiche alla politica europea e al categorico rifiuto di riconoscere la presidenza di Aleksandr Lukashenko.

Proprio la scorsa settimana quest’ultimo ha prestato giuramento come presidente della nazione. Washington e diversi paesi dell’Unione Europea ne hanno già condannato l’insediamento e non considerano Lukashenko il legittimo presidente.

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%. Il voto non è stato riconosciuto dalla UE, mentre Lavrov ha definito le elezioni “non ottimali”.

Lo stesso Lukashenko ha denunciato l’interferenza straniera negli eventi in Bielorussia e ha accusato diversi paesi occidentali di essere dietro le proteste.

Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 200 agenti delle forze dell’ordine, e più di 10.000 persone sono state arrestate. Quattro persone sono morte.

A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero.

L’opposizione bielorussa contesta i risultati delle elezioni e chiede nuove elezioni, un’opzione che Aleksandr Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Il governo Lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko. Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo.

Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. Una posizione ribadita lo scorso 14 settembre, quando il presidente bielorusso è volato a Sochi, per un vertice bilaterale.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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