Libia: mentre Mosca invia mercenari, riprendono i negoziati a Bouznika

Pubblicato il 4 ottobre 2020 alle 18:30 in Libia Russia

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Le forze del Governo d Accordo nazionale (GNA) di Tripoli, con a capo il premier Fayez Al-Sarraj, hanno denunciato l’arrivo a Sirte di combattenti siriani inviati dalla Russia a sostegno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar e vicino al governo di Tobruk, il 3 ottobre. Intanto a Bouznika, in Marocco, è in corso il secondo round di negoziati tra il governo di Tripoli e quello di Tobruk, iniziati il 2 ottobre.

Un aereo da trasporto russo sarebbe atterrato alla base aerea controllata dal LNA di Ghardabiya, situata 20 km a Sud di Sirte, alle 11:00, ora locale, del 3 ottobre, portando in Libia combattenti siriani e suscitando timori rispetto alla volontà di Haftar di interrompere il cessate il fuoco, annunciato il 21 agosto scorso, dal presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh, e dal premier del governo di Tripoli Al-Sarraj. Haftar, dopo aver respinto l’intesa, ha più volte violato la tregua e la notizia dell’arrivo dei mercenari siriani potrebbe far presagire l’intenzione di radunare uomini per attaccare Sirte.

Nel generale contesto del conflitto libico la Russia è stata più volte accusata, soprattutto dagli USA, di aver rifornito le milizie di Haftar con armi e mercenari appartenenti alla società di sicurezza privata russa Wagner, i quali, tra l’altro, avrebbero rivestito un ruolo fondamentale nell’offensiva lanciata contro Tripoli da Haftar lo scorso 4 aprile 2019 e respinta dalle milizie del GNA, anche grazie all’aiuto della Turchia, il 4 giugno dell’anno successivo. Mosca, però, ha sempre sentito il proprio coinvolgimento all’interno del conflitto libico.

La città di Sirte, insieme alla base aerea di Al-Jufra, rappresentano l’ultimo fronte di combattimento in cui si erano esacerbate le tensioni tra GNA e LNA e i rispettivi alleati prima del cessate il fuoco. Entrambe le postazioni sono state più volte rivendicate dal governo Al-Sarraj e dal suo maggior alleato, la Turchia, che, prima del cessate il fuoco, avevano posto la loro liberazione da parte di Haftar come presupposto per raggiungere una tregua. Al contrario, l’Egitto e la Russia, alleati del LNA,avevano affermato che Sirte e Al-Jufra rappresentassero una “linea rossa” da non superare e, a tal proposito, lo scorso 20 luglio, il Parlamento egiziano aveva approvato all’unanimità una disposizione che autorizza lo schieramento delle proprie truppe fuori dai confini nazionali, dimostrando la prontezza de Il Cairo ad intervenire se necessario.

Dal punto di vista politico, dalla sera del 2 ottobre sono, invece, in corso negoziati tra i rappresentanti dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli e della Camera dei Rappresentanti di Tobruk. Un membro della prima delegazione, Driss Omran, ha rivelato che l’incontro si è svolto in un clima di comprensione e consenso e che le parti continueranno ad incontrarsi per raggiungere un’intesa politica in merito all’articolo 15 degli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, con i quali era stato istituito il GNA ma che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017. L’incontro iniziato il 2 ottobre ha fatto seguito ad un primo round di negoziati, organizzati dal 6 al 10 settembre scorsi per ripristinare il dialogo tra Tobruk e Tripoli e garantire l’attuazione dell’articolo 15, il quale stabilisce il meccanismo per la nomina delle persone a cui conferire cariche sovrane.

 La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, al momento, vede il fronteggiarsi delle milizie del GNA e di quelle del LNA.

Il GNA di al-Sarraj è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA, vicine al governo di Tobruk, a livello internazionale sono, invece, sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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