La Nuova Caledonia rifiuta l’indipendenza dalla Francia

Pubblicato il 4 ottobre 2020 alle 19:20 in Francia

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In occasione di un referendum per l’indipendenza dalla Francia, la popolazione del territorio della Nuova Caledonia, nell’Oceano Pacifico meridionale, ad Est dell’Australia, ha scelto di restare una “collettività francese d’oltremare”, il 4 ottobre.

In totale, sono stati 304 i seggi allestiti nell’arcipelago del Pacifico e il “No” all’indipendenza da Parigi ha vinto con il 53,26% dei voti totali. L’affluenza sembrerebbe essere stata quanto mai elevata in quanto si sono recati alle urne l’80% dei cittadini aventi diritto al voto, in totale 180.000.

Restare una territorio francese consentirà alla Nuova Caledonia di continuare a ricevere i sussidi di Parigi, che ammontano a 1,5 miliardi di dollari annui in aiuti finanziari, e a fare affidamento su Parigi in materia di difesa, politica estera, sistema giuridico e istruzione. Dall’Eliseo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha tenuto un discorso nel quale ha accolto positivamente il risultato esprimendo un “grande senso di gratitudine” nei confronti degli abitanti dell’arcipelago.

La Nuova Caledonia era stata colonizzata dalla Francia nella metà del 19esimo secolo e, nel 1998, aveva ricevuto un grande livello d’indipendenza da Parigi con gli accordi di Noumea, i quali, tra l’altro, prevedevano che la popolazione locale venisse chiamata a scegliere sulla propria indipendenza tramite un massimo di tre referendum, il prossimo dei quali potrebbe essere organizzato nel 2022.

Gli accordi di Noumea furono siglati per porre fine ad un conflitto interno al territorio tra la comunità locale indigena kanak e i discendenti degli europei che si erano stabiliti in loco, tra gli obiettivi che si erano posti i firmatari vi era quello di costruire un “destino comune” per tutti i cittadini del territorio. Ciò nonostante, ancora oggi esistono grandi divergenze, per l’etnia kanak, alla quale appartiene il 39% della popolazione, tra i cui membri i tassi di disoccupazione e povertà sono più alti rispetto al resto della popolazione, mentre il livello di istruzione superiore resta inferiore. Dei 270.000 abitanti totali dell’arcipelago, i discendenti dei coloni europei rappresentano, invece, il 27% del totale, mentre il restante 34 % è composto da etnie originarie di altri Paesi asiatici e di altre isole del Pacifico.

Il 4 novembre 2018, la Nuova Caledonia era già stata chiamata ad esprimersi rispetto alla possibilità di ottenere l’indipendenza dalla Francia e, anche in quel caso, aveva vinto il “No”, con il 57% dei votanti che hanno deciso di respingere tale possibilità. In tale occasione, la maggior parte dei votanti “Si” appartenevano all’etnia kanak mentre il “No” era stato sostenuto dai discendenti degli europei e di altre etnie non indigene.

Prima delle votazioni del 4 ottobre, il fronte pro-indipendenza ha condotto una campagna elettorale promettendo completa sovranità da raggiungere attraverso la decolonizzazione, l’emancipazione, la riduzione di disuguaglianze e il diritto degli abitanti di decidere sul futuro dell’isola. Oltre a questo, se fosse diventato indipendente,  l’arcipelago si sarebbe riallineato politicamente e culturalmente alla comunità degli Stati-isola del Pacifico.

La fazione in favore dell’appartenenza alla Francia, invece, ha incentrato la propria campagna per il “No” promuovendo l’orgoglio per le origini francesi e sostenendo che l’alto livello della qualità della vita degli abitanti, così come quello dei servizi pubblici di cui usufruiscono dipendono dai sussidi erogati dal governo di Parigi. In molti temono che la mancanza di questi ultimi potrebbe far piombare il Paese in una crisi economica.

La Nuova Caledonia divenne una collettività francese d’oltremare dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1957, poi, la cittadinanza francese fu estesa anche a tutti i membri dell’etnia kanak. Ciò nonostante, essendo stato il territorio sotto il dominio francese dal 1853, la maggior parte dei kanak, in periodo coloniale, ha sofferto a causa di rigide politiche di segregazione e discriminazione e, negli anni, ha quindi cercato di raggiungere l’indipendenza, mentre gran parte dei discendenti dei coloni europei si è battuta per restare con la Francia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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