Brexit: colloquio tra Johnson e Von der Leyen

Pubblicato il 4 ottobre 2020 alle 10:58 in Europa UK

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Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno avuto un colloquio telefonico, il 3 ottobre, durante il quale hanno stabilito di potenziare i colloqui per colmare quelle falle che non hanno finora permesso di raggiungere un accordo commerciale tra Bruxelles e Londra. I due leader hanno concordato un ulteriore mese di negoziati per la Brexit e hanno deciso di confrontarsi personalmente a cadenza regolare in merito.

Alla fine del colloquio, le parti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno convenuto, se possibile, sull’importanza di trovare un accordo, il quale dovrebbe fungere come solida base per una futura relazione strategica tra l’UE e il Regno Unito. Le parti hanno riconosciuto che i negoziati per un’intesa commerciale post-Brexit, che sia attiva dal 2021, organizzati nelle ultime settimane, hanno compiuto progressi ma non sono stati in grado di dare una svolta al dialogo tra le parti.

Le falle più significative del dialogo riguardano la pesca, la parità di condizioni e la governance. A tal proposito, sia Johnson, sia Von der Leyen hanno istruito i rispettivi capi negoziatori, ovvero David Frost e Michel Barnier, di lavorare intensamente per colmarle. Durante il colloquio telefonico, il premier britannico e la presidente della Commissione europea hanno affermato di aver identificato più ragioni che lasciano sperare sul raggiungimento di un punto d’incontro anche sulle questioni più spinose.

L’Unione Europea (UE) intende chiudere i negoziati entro la fine del mese di ottobre e ha posto come limite massimo i primi giorni di novembre, così da dare tempo alle proprie istituzioni di ratificare l’eventuale intesa che produrranno. Intanto, la prossima settimana saranno organizzati ulteriori colloqui tra Barnier e Frost a Londra, e quella successiva a Bruxelles, prima di un incontro dei 27 leader dell’UE, previsto per i prossimi 15 e 16 ottobre, durante il quale saranno verificati i progressi raggiunti. Londra, da parte sua, ha chiesto chiarezza sulla possibilità di raggiungere un accordo o meno entro il 15 ottobre alla controparte. Prima di recarsi a Londra, Barnier andrà in Germania, dove incontrerà la cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale, lo scorso 2 ottobre, ha suggerito che l’UE adotti un approccio flessibile.

Il 3 ottobre, prima del colloquio con la presidente della Commissione europea, Johnson ha ribadito la volontà di raggiungere un accordo su modello di quello siglato dall’UE con il Canada ma ha anche avvertito di essere pronto a troncare le strette relazioni commerciali che legano Londra al blocco UE, ricorrendo alle regole standard dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio che prevedono quote e tariffe. Johnson ha comunque affermato di ritenere che possa essere raggiunto un buon accordo, il quale rappresenterebbe una grande opportunità per ambo le parti.

Se l’accordo non dovesse andare in porto, le parti rischierebbero di mettere a repentaglio un interscambio commerciale dell’ordine di trilioni di euro. Al momento, i punti di crisi sono rappresentati dal fatto che l’UE è determinata a non implementare alcun accordo con Londra se quest’ultima dovesse mettere a repentaglio il trattato per la Brexit, accordato in precedenza, con un progetto di legge sul mercato interno, ancora in fase di definizione.

Lo scorso 8 settembre, l’esecutivo di Johnson ha proposto una nuova legge interna che modificherebbe parti dell’intesa già raggiunta tra UE e Regno Unito, in particolare per quanto riguarda il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Al contrario, l’UE ritiene che il testo violi il protocollo sull’Irlanda del Nord, una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Regno Unito e UE alla vigilia della Brexit, avvenuta il 31 gennaio 2020.

L’UE ritiene che il governo di Londra sia diviso in due sulla questione Brexit. Da un lato, ci sarebbero i cosiddetti “falchi”, tra i quali figura uno dei collaboratori del premier nonché architetto della campagna per l’abbandono dell’UE del 2016, Dominic Cummings, i quali lascerebbero l’UE anche senza un accordo. Dall’altro, ci sarebbero, invece, gli elementi più moderati dell’esecutivo, tra i quali il capo negoziatore Frost, che preferirebbero spingere per un’intesa prima della dipartita ufficiale di Londra dell’UE, che avverrà il prossimo 31 dicembre.

Anche l’attuale ministro degli Esteri del Regno Unito, Dominic Raab sarebbe tra i “falchi”, il 3 ottobre, in occasione della conferenza annuale del Partito conservatore, ha annunciato: “Si, lo vogliamo un accordo di libero scambio con l’UE, ma ogni intesa dev’essere equa. I giorni in cui Buxelles ci teneva in pugno sono ormai passati”.

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Camilla Canestri

di Redazione

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