Azerbaigian-Armenia: bombardamenti ad una settimana dall’inizio del conflitto

Pubblicato il 4 ottobre 2020 alle 12:57 in Armenia Azerbaigian

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Ad una settimana di distanza dell’inizio delle ostilità tra le forze azere e armene nella regione contesa tra i due Paesi di Nagorno-Karabakh, la principale città dell’area, Stepanakert, è stata bombardata dall’Azerbaigian, il 3 ottobre. Questo è quanto ha denunciato il portavoce Ministero della Difesa armeno, Artsrun Hovhannisyan, il quale ha affermato che le forze azere stanno colpendo obiettivi civili con i propri missili.

Da parte sua, il Ministero della Difesa di Baku ha invece affermato che le forze armene stanno attaccando con missili lanciati da postazioni a Stepanakert le città di Terter e Horadiz, nel distretto di Fizuli. Oltre a questo, l’Azerbaigian ha anche denunciato che la seconda maggiore città del Paese, Ganja, dove vivono circa 300.000 persone, e altre aree civili sono state colpite da razzi e bombardamenti sferrati dall’Armenia. Quest’ultima ha però smentito l’accusa ma il presidente dell’autoproclamata Repubblica di Nagorno-Karabakh, Arayik Harutyunyan, ha rivelato che sono state le sue forze a distruggere una base militare a Ganja e ha aggiunto che: “Le unità permanenti collocate nelle maggiori città dell’Azerbaigian sono, da oggi in poi, un obiettivo dell’esercito di difesa”.

L’Armenia, il 2 ottobre, ha affermato di essere pronta ad avviare i negoziati per un cessate il fuoco in Karabakh con la mediazione dei Paesi del Gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia. Tuttavia, il presidente azero, Ilham Aliyev, ha posto come condizioni per una tregua il ritiro delle truppe di Erevan da tutti i territori in cui è in atto il conflitto e un programma definito della loro smobilitazione. Oltre a Aliyev, anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, alleato di Baku, ha commentato la proposta armena affermando che i Paesi del gruppo di Minsk non dovrebbero avere alcun ruolo nel processo di pace. A fargli eco, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato che la Russia potrebbe fare da intermediario ma solo se rimanesse neutrale. Mosca ha un accordo di difesa con Erevan ma ha anche buone relazioni con Baku.

Le ostilità tra Armenia e Azerbaigian si sono riaccese lo scorso 27 settembre nel Nagorno-Karabakh lungo la cosiddetta “linea di contatto”, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. Il conflitto si sta protraendo tuttora in un progressivo aumento delle tensioni e le parti si sono accusate reciprocamente di aver avviato le ostilità. Al momento, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili, i numeri delle vittime finora causate dal conflitto sono quindi in constante aumento e, secondo alcune stime, sarebbero arrivati a 240, di cui 30 civili.

Più Paesi e organizzazioni internazionali hanno chiesto alle parti di tornare al dialogo, prima fra tutte la Russia. La Turchia, invece, è stato l’unico Paese ad adottare una posizione risoluta in appoggio all’Azerbaigian ed è stata accusata dall’Armenia e dalla Francia di aver rifornito le forze azere di mezzi, armi e uomini. In particolare, il presidente francese Emmanuel Macron, il 2 ottobre, ha accusato Ankara di aver portato in Azerbaigian militanti jihadisti reclutati in Siria.

Il conflitto tra Azerbaigian e Armenia in merito al controllo sulla regione di Nagorno-Karabakh si protrae da molto tempo.  Il 20 febbraio 1988, l’etnia maggioritaria dell’area, ossia quella armena, aveva annunciato il ritiro della regione dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian, e dal 1992 al 1994 era seguito un conflitto armato, durante il quale l’Azerbaigian perse il controllo su Nagorno-Karabakh e su altre regioni. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia e nel 1994 era stato dichiarato il cessate il fuoco. Infine, nel Nagorno-Karabakh è presente anche la Repubblica di Nagorno-Karabakh, o Repubblica di Artsakh, autoproclamatasi alla fine della guerra del 1991-94 ma non riconosciuta da nessun membro della Comunità Internazionale, nemmeno dall’Armenia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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