Sudan: firmato accordo di pace tra il governo e i ribelli

Pubblicato il 3 ottobre 2020 alle 19:30 in Africa Sudan

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I rappresentanti del governo transitorio del Sudan e più gruppi ribelli hanno firmato un accordo di pace, definito “storico”, il 3 ottobre, che porrà fine a decenni di guerre che hanno provocato decine di migliaia di morti in tutto il Paese.

L’accordo è stato firmato durante una cerimonia organizzata nella capitale del Sud Sudan, Juba, ad un anno dall’inizio dei negoziati di pace, nell’ottobre 2019, e accompagnata dal suono di tamburi e canzoni. L’intesa raggiunta riguarda una serie di questioni spinose quali la proprietà delle terre, risarcimenti e compensi in materia di ricchezza e condivisione del potere, così come il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni al Paese.

Alla cerimonia hanno preso parte anche i rappresentanti di più Paesi e organizzazioni internazionali tra i quali l’Unione Europea (UE), l’Unione Africana, le Nazioni Unite, l’Egitto, il Chad e il Qatar, i quali hanno firmato l’accordo come garanti. All’evento ha poi partecipato anche l’Arabia Saudita, l’Etiopia, la Somalia e il Djibouti.

I negoziati di pace sono stati mediati dal Sud Sudan, i cui leader avevano combattuto contro il governo di Khartoum per decenni prima di ottenere l’indipendenza nel 2011. Il capo del gruppo di mediazione del Sud Sudan, Tut Gatluak, prima dell’evento ha affermato che: “Oggi abbiamo raggiunto un accordo di pace. Siamo felici. Abbiamo portato a termine la missione”. 

Da parte del governo sudanese hanno partecipato tutti i leader, primi fra tutti il capo del Consiglio sovrano transitorio, il generale Abdel Fattah al-Burhan, e il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, il quale ha affermato che: “Il processo di costruzione della pace si trova dinnanzi a varie sfide e ostacoli che potremo superare attraverso sforzi e azioni congiunti”, ciò nonostante, ha anche aggiunto che la pace aprirà ampi orizzonti allo sviluppo, al progresso e alla prosperità.

 Il leader del Movimento di Liberazione del Sudan, Mini Arko Minawi, ha, invece, affermato che la firma dell’accordo odierno rappresenta un giorno significativo per il Sudan e il Sudan del Sud che segnerà la fine delle sofferenze per molte persone. Pur restando grandi difficoltà economiche e politiche, anche Minawi si è detto fiducioso che la pace voluta sarà raggiunta.

Alla cerimonia hanno preso parte più gruppi di ribelli tra cui quelli del Fronte Rivoluzionario del Sudan (SRF) che comprende insorti provenienti dal Darfur, dal Kordofan meridionale e dal Nilo Blu, tre regioni in cui i ribelli sudanesi hanno combattuto sanguinose campagne contro l’emarginazione operata da Khartoum durante la presidenza dell’ex capo di Stato, Omar al-Bashir. Un membro dello SFR,  Ismail Jalab, ha affermato che, con la firma odierna, il Sudan si è lasciato la guerra alle spalle e che l’accordo ha significato democrazia, giustizia e libertà per il Paese.

Tuttavia, secondo quanto fatto notare da una corrispondente di Al-Jazeera presente all’evento, Hiba Morgan, l’accordo è stato definito “finale” nonostante alcune fazioni i avverse al governo fossero assenti all’evento e non hanno quindi siglato l’intesa con l’esecutivo transitorio del Paese. Morgan ha affermato che questo aspetto potrebbe rivelarsi particolarmente ostico per l’implementazione delle disposizioni in materia di sicurezza previste dall’accordo.

Porre fine ai conflitti interni al Paese è uno degli obiettivi cardine del governo transitorio del Sudan, con a capo il primo ministro Hamdok. Quest’ultimo, al potere dalla caduta del regime di Omar al-Bashir, deposto a seguito di sollevamenti popolari e all’intervento delle forze armate, l’11 aprile 2019, presiede un governo misto, composto da elementi civili e militari. Al momento, Al-Bashir è condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione.

Il governo transitorio del Sudan, a composizione mista, è stato creato per portare a conclusione i conflitti in corso nel Paese e per andare incontro alle richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. In tale quadro, Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Attualmente, in aree remote del Sudan, come quella del Darfur, la maggior parte delle persone vive in campi per sfollati e rifugiati. In più, le dispute interne rimangono irrisolte perché le milizie arabe sono ancora presenti e hanno il controllo sulle terre che sono riuscite a sequestrare. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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