Libano, esplosione di Beirut: richiesto l’arresto di due cittadini russi

Pubblicato il 3 ottobre 2020 alle 6:35 in Libano Medio Oriente

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Il Libano ha chiesto all’Organizzazione internazionale della polizia criminale (INTERPOL) di arrestare due cittadini russi, ovvero il capitano e il proprietario dell’imbarcazione che, sette anni fa, ha trasportato nel Paese il carico di nitrato di ammonio che ha provocato la devastante esplosione del 4 agosto scorso.

A riferirlo alla Procura libanese, il primo ottobre, il giudice Fadi Sawwan, responsabile delle indagini sull’incidente verificatosi presso il porto di Beirut. L’agenzia di stampa libanese, NNA, non ha fornito ulteriori dettagli sull’identità dei due imputati, verso cui è stato chiesto il mandato di arresto. Tuttavia, è noto che Boris Prokoshev è stato il capitano che ha guidato la MV Rhosus dalla Turchia a Beirut nel 2013. Igor Grechushkin, un uomo d’affari russo residente nell’isola di Cipro, aveva, invece acquistato la nave da carico, nel 2012, da un imprenditore cipriota, Charalambos Manoli. Grechushkin era stato precedentemente interrogato dalla polizia su richiesta dell’ufficio dell’Interpol in Libano, nel mese di agosto scorso.

Sin dal 4 agosto, giorno della devastante esplosione provocata da 2.95 tonnellate di nitrato di ammonio, depositate da circa sei anni in container situati nelle vicinanze del porto di Beirut, le autorità libanesi hanno condotto indagini volte a comprendere i reali responsabili dell’accaduto e, in particolare, della presenza di magazzini così pericolosi per lungo tempo. Il governo e le autorità responsabili sono stati accusati di negligenza e di mancata manutenzione, mentre il numero di detenuti a causa dell’esplosione è salito a quota 25, dopo che, il primo settembre, sono stati arrestati altri 4 ufficiali dell’esercito. Di questi, tre rivestono cariche di alto livello nelle agenzie di sicurezza statali, mentre il quarto è membro dei servizi di intelligence del porto. In precedenza, sono stati arrestati il direttore generale dell’agenzia doganale, Badri Daher, e il direttore del porto di Beirut, Hassan Quraitem. Le cause reali dell’esplosione, preceduta da un incendio presso l’hangar 12, sono tuttora ignote.

Sembra che le tonnellate di nitrato di ammonio fossero nel porto di Beirut dal 16 novembre 2013, data in cui sono giunte a bordo di una nave proveniente dalla Georgia, la quale avrebbe dovuto successivamente attraversare il Canale di Suez per consegnare il carico a una compagnia del Mozambico. Il trasferimento, però, non è mai avvenuto ed i container sono rimasti per 6 anni “abbandonati” nel porto della capitale libanese. Secondo alcune fonti della sicurezza, l’incidente potrebbe essersi verificato a seguito di operazioni di “saldatura” in corso presso l’hangar andato in fiamme, volte a mettere in sicurezza i container per evitare eventuali dispersioni. Diverse fonti dubitano, però, della validità di tale ipotesi, così come di altre giustificazioni rilasciate da autorità accusate di corruzione e negligenza. Inoltre, stando a quanto emerso sino ad ora, oltre al nitrato di ammonio, l’hangar 12 ospitava altresì altro materiale esplosivo, tra cui cherosene, solventi e 25 tonnellate di petardi.

Il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili.

Oltre a 191 morti e circa 6.000 feriti, l’esplosione del 4 agosto ha causato ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Un quadro economico e sociale sempre più precario ha provocato il malcontento e la rabbia della popolazione libanese, già vittima di una grave crisi economica e finanziaria, definita la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990. Il clima di mobilitazione ha portato alle dimissioni del primo ministro Hassan Diab, a cui ha fatto seguito la nomina di Mustapha Adib, il 31 agosto, il quale, però, non è riuscito a formare un nuovo governo per Beirut, tuttora priva di un esecutivo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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