Il Kenya si rifiuta di autorizzare gli attacchi USA contro al-Shabaab

Pubblicato il 3 ottobre 2020 alle 7:08 in Kenya USA e Canada

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Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha dichiarato che il suo governo non permetterà agli Stati Uniti di lanciare attacchi con droni contro i combattenti di al-Shabaab sul suo territorio. “Non è necessario”, ha detto il presidente, sottolineando che non accetterà di estendere potenzialmente la zona di guerra oltre il confine con la Somalia.

Kenyatta ha osservato che il terrorismo non rappresenta più una minaccia rilevante per il Kenya e ha aggiunto che non sono state individuate basi terroristiche permanenti nel Paese. “Non siamo a quel livello in cui dobbiamo affrontare frequenti incursioni terroristiche, non abbiamo basi stabili, pertanto non accetteremo la richiesta di effettuare attacchi all’interno del territorio keniota perché non è necessario”, ha detto il presidente, sottolineando che la sua amministrazione, con l’aiuto di vari partner internazionali, ha fatto passi da gigante nel porre fine al terrorismo nel Paese.

“Negli ultimi due anni, le forze di sicurezza del Kenya, insieme agli alleati regionali e internazionali, hanno notevolmente ridotto l’incidenza degli attacchi nel Paese. Se non vogliamo dire che gli attentati sono finiti, possiamo però ammettere che sono stati fatti grandi progressi”, ha concluso Kenyatta.

Secondo un rapporto del New York Times, pubblicato a metà settembre, il Comando Africano dell’Esercito degli Stati Uniti (AFRICOM) avrebbe chiesto il riconoscimento dell’autorità per effettuare attacchi con droni contro i combattenti di Al-Shabaab nel Kenya orientale, espandendo potenzialmente la zona di guerra oltre il confine con la Somalia. La particolare attenzione del Pentagono al Kenya arriva a seguito dell’attentato del 5 gennaio contro “Camp Simba”. Nel campo, che si trova vicino a Manda Bay, in Kenya, si addestravano truppe keniote e statunitensi.

Il 5 gennaio, meno di 20 militanti di al-Shabaab sono entrati nel campo, che ospitava circa 100 membri del personale statunitense insieme a un numero imprecisato di truppe keniote. Si è trattato del primo assalto del gruppo militante contro il personale militare statunitense in Kenya ed è arrivato esattamente 2 giorni dopo l’uccisione del generale iraniano, Qasem Soleimani, ordinata dalla Casa Bianca presso l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tuttavia, l’organizzazione islamista africana non ha mai evidenziato alcun legame tra la propria decisione di attaccare e le minacce iraniane a seguito dell’eliminazione di Soleimani. Secondo i media occidentali, 3 cittadini statunitensi sono deceduti nell’assalto del 5 gennaio. L’organizzazione militante islamista africana, invece, aveva riferito di aver ucciso ben 40 soldati americani. 

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo della Somalia, appoggiato dall’ONU, per prendere il potere e imporre la propria interpretazione della legge islamica. I militanti di al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe statunitensi sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Gli Stati Uniti effettuano attacchi aerei antiterrorismo in Somalia da più di 10 anni, ma la frequenza dei raid è aumentata considerevolmente sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump. L’AFRICOM ha condotto 63 attacchi nel 2019, rispetto al precedente record di 47, registrato nel 2018. Quest’anno, gli USA sono in procinto di stabilire un nuovo risultato, avendo già compiuto oltre 32 raid dall’inizio del 2020. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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