Armenia-Azerbaigian: condizioni per la tregua, Ankara invia jihadisti

Pubblicato il 3 ottobre 2020 alle 12:50 in Armenia Azerbaigian Turchia

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Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera TV pubblicata il 3 ottobre, nella quale ha posto le condizioni per una tregua con l’Armenia. Intanto, il 2 ottobre, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato che la Turchia ha superato la “linea rossa” inviando jihadisti siriani in Azerbaigian.

Aliyev ha affermato che la condizione per raggiungere un cessate il fuoco con l’Armenia è che le truppe di Erevan si ritirino da tutti i territori in cui è in atto il conflitto. Il presidente azero ha stabilito che sarà necessario per le forze armene fornire dapprima un programma della smobilitazione articolato in date, dopodiché dovranno assumersi obblighi e onorare la tregua, a quel punto l’Azerbaigian potrà fare lo stesso. Le parole di Aliyev sono arrivate dopo che l’Armenia, il 2 ottobre, ha affermato di essere pronta ad avviare i negoziati per un cessate il fuoco in Karabakh con la mediazione dei Paesi del Gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia.

A livello internazionale, più voci hanno richiesto la cessazione delle ostilità. La Turchia, invece, ha espresso pieno appoggio all’Azerbaigian e le autorità armene hanno accusato Ankara di inviare soldati, miliziani e armi sulla linea del fronte. A tal proposito, il presidente francese, Emmanuel Macron, il 2 ottobre, ha chiesto ad Ankara di fornire spiegazioni rispetto l’imminente arrivo di miliziani jihadisti in Azerbaigian e ha rivolto un appello a tutti i membri della NATO chiedendo loro di contrastare l’atteggiamento della Turchia, la quale ha il secondo esercito dell’Organizzazione, dopo gli USA.  

Il presidente francese ha affermato di essere in possesso di relazioni redatte da servizi di intelligence, in base alle quali la Turchia starebbe inviando in Azerbaigian 300 combattenti siriani reclutati tra le fila di milizie jihadiste ad Aleppo, in Siria. Macron ha affermato che tali combattenti sono stati riconosciuti, tracciati e identificati, aggiungendo che nei prossimi giorni chiamerà il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. L’annuncio di Macron è arrivato a chiusura di un summit tra i leader europei nel quale è stato stabilito di minacciare sanzioni contro la Turchia per le sue attività militari e esplorative nel Mediterraneo Orientale, che l’UE sostiene stiano danneggiando Cipro e la Grecia, mentre Ankara sostiene di svolgere nel pieno esercizio dei propri diritti di sovranità.

Prima di Macron, già l’Armenia aveva accusato Ankara di aver inviato mercenari in Azerbaigian e, lo scorso 28 settembre, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), con base a Londra, aveva annunciato per primo la mobilitazione di 300 mercenari in territorio siriano. Lo stesso SOHR, il 2 ottobre, ha poi denunciato anche la morte di 28 combattenti siriani nel Nagorno-Karabakh, sostenendo che facessero parte di un gruppo di 850 militari siriani vicini ad Ankara inviati in Azerbaigian. Le famiglie di alcuni tra i deceduti avrebbero reso nota la notizia delle loro scomparsa.

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian si è riacceso lo scorso 27 settembre nella regione contesa tra i due Paesi di Nagorno-Karabakh e si sta protraendo tuttora in un progressivo aumento delle tensioni. Le parti si sono accusate reciprocamente di aver avviato le ostilità, da un lato, Baku ha denunciato un bombardamento intensivo contro le posizioni dell’esercito azero da parte dell’Armenia, dall’altro Erevan ha accusato l’Azerbaigian di aver iniziato un’offensiva nella regione in questione e del bombardamento degli insediamenti dell’autoproclamata Repubblica di Nagorno-Karabakh. Il conflitto è partito lungo la cosiddetta “linea di contatto”, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione di Nagorno-Karabakh, compresa la capitale Stepanakert. Al momento, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili. Tuttavia, i numeri delle vittime finora causate dal conflitto sono in constante aumento.

Il conflitto tra Azerbaigian e Armenia in merito al controllo sulla regione di Nagorno-Karabakh si protrae da molto tempo.  Il 20 febbraio 1988, l’etnia maggioritaria dell’area, ossia quella armena, aveva annunciato il ritiro della regione dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian, e dal 1992 al 1994 era seguito un conflitto armato, durante il quale l’Azerbaigian perse il controllo su Nagorno-Karabakh e su altre regioni. Dal 1992 sono in corso negoziati su una soluzione pacifica del conflitto sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia e nel 1994 era stato dichiarato il cessate il fuoco.

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Camilla Canestri 

di Redazione

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