Stati Uniti: sanzioni contro 8 funzionari bielorussi

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 21:22 in USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro 8 funzionari bielorussi, per i loro ruoli nelle elezioni presidenziali del 19 agosto e nella successiva repressione dei manifestanti.

“Le aspirazioni democratiche del popolo bielorusso a scegliere i propri leader ed esercitare pacificamente i propri diritti sono state accolte con violenza e oppressione da parte dei funzionari bielorussi”, ha dichiarato, il 2 settembre, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin. Tra le persone inserite nella lista nera del Tesoro degli Stati Uniti ci sono il ministro degli Interni bielorusso, Yuri Karayev, e il suo vice, Alexander Barsukov. Entrambi gli uomini sono accusati dall’amministrazione dell’attuale presidente, Donald Trump, di essere a capo del sistema delle forze dell’ordine “che ha abusato dei diritti umani dei bielorussi nelle strade e nelle celle di prigione di tutto il Paese, per volere del dittatore bielorusso Alexander Lukashenko”. La decisione degli USA è arrivata in coordinamento con altre iniziative lanciate dal Regno Unito, il Canada e l’Unione Europea “per dimostrare la solidarietà della comunità internazionale con il popolo bielorusso contro le azioni fraudolente e violente del governo bielorusso”, ha affermato il Tesoro degli USA. 

Inizialmente, ci si aspettava che gli Stati Uniti imponessero sanzioni lo stesso giorno del Regno Unito e il Canada, che le hanno annunciate il 29 settembre, applicando un divieto di viaggio e il blocco dei beni per Lukashenko, suo figlio Viktor e altri alti funzionari. Inoltre, lo stesso 2 ottobre, anche i leader dell’Unione Europea hanno superato lo stallo diplomatico concordando l’imposizione di sanzioni contro la Bielorussia. L’intesa è stata raggiunta grazie a un accordo con la Repubblica di Cipro. In base al patto, se la Turchia deciderà di continuare con le trivellazioni di gas e petrolio nelle aree contese del Mediterraneo orientale, il blocco non esiterà ad approvare misure punitive nei confronti di Ankara. La decisione, presa dopo ore di intensi negoziati, prevede l’imposizione di sanzioni contro circa 40 funzionari accusati di aver manipolato i risultati delle elezioni presidenziali. Il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, tuttavia, non figura tra gli individui imputati. “No. Lukashenko non è sulla lista attuale, ma ovviamente seguiremo la situazione, seguiremo gli sviluppi”, ha chiarito Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, dopo aver incontrato i leader dell’UE.

Se Gran Bretagna e Canada hanno già annunciato misure punitive contro Minsk, un’eventuale impasse nell’UE, dove le decisioni, per essere approvate, richiedono l’unanimità, avrebbe intaccato la credibilità della politica estera del blocco. “L’Unione europea sta agendo contro coloro che ostacolano la democrazia”, ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, al termine delle discussioni tra i 27 Stati membri dell’UE. “Penso che sia un segnale importante”, ha aggiunto. Nel frattempo, il Ministero degli Esteri bielorusso ha dichiarato di aver compilato un elenco di persone a cui verrà vietato l’ingresso nel Paese per rappresaglia alle sanzioni del blocco. Il governo di Minsk ha precisato, tuttavia, che la lista non verrà resa pubblica. Cipro, uno dei Paesi più piccoli del blocco, aveva deciso di bloccare le azioni contro la Bielorussia, insistendo sul fatto che dovessero essere imposte immediate sanzioni anche contro la Turchia, accusata di condurre esplorazioni energetiche “illegali” nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate anche da Atene e Nicosia. La Germania, tuttavia, si è opposta a una dura presa di posizione nei confronti di Ankara, ricordando che il Paese è membro della NATO e uno dei potenziali candidati all’ingresso nell’Unione Europea.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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