Putin e Macron esprimono preoccupazione per gli scontri nel Nagorno-Karabach

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 6:22 in Armenia Azerbaigian

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Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo francese Emanuel Macron hanno discusso della situazione di tensione nella regione nel corso di una conversazione telefonica avviata dalla parte francese, invitando le parti in conflitto a deporre immediatamente le armi.

I due leader hanno espresso seria preoccupazione per le ostilità su vasta scala in corso nella regione del Nagorno-Karabach.

“Le parti hanno discusso a lungo della drammatica escalation della situazione nella zona di conflitto del Nagorno-Karabach”, ha riferito mercoledì in un comunicato il servizio stampa del Cremlino.

Putin e Macron hanno discusso le prossime azioni che il gruppo OSCE di Minsk potrebbe intraprendere per porre fine al conflitto nella regione, sottolineando che non ci sono alternative a una soluzione diplomatica della crisi nella regione.

“Le parti hanno notato che non c’era alternativa a una soluzione della crisi del Nagorno-Karabach se non con metodi politici e diplomatici. In questo contesto, sono stati considerati parametri specifici di ulteriore interazione, principalmente nel formato del Gruppo di Minsk dell’OSCE”, riferisce il Cremlino.

Entrambi i leader hanno invitato le parti in conflitto a “cessare completamente le ostilità il prima possibile, allentare le tensioni ed esercitare moderazione”.

Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabach lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene.

L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

Secondo gli ultimi dati, la parte azera ha subito più di 800 perdite umane e 1900 feriti a seguito del contrattacco delle forze del Nagorno-Karabach nel saliente meridionale del confine. La difesa della Repubblica di Artsakh afferma di avere distrutto un totale di 7 elicotteri d’attacco azeri, 75 droni, 137 carri armati e veicoli corazzati, 82 veicoli, 3 attrezzature corazzate di ingegneria pesante, 1 aereo, oltre a 2 sistemi di artiglieria pesante TOS-1A, 1 Smerch e 1 Uragan più sistemi di lancio di razzi.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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