Il portavoce dell’LNA: combattenti siriani dalla Libia all’Azerbaigian

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 8:32 in Libia Turchia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha riferito che la Turchia ha trasferito gruppi di combattenti siriani e non siriani, precedentemente inviati in Libia, in Azerbaigian. Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno ufficialmente registrato l’accordo siglato il 27 novembre 2019 tra Ankara e il Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Le parole di al-Mismari sono giunte il primo ottobre, in un momento in cui il Nagorno-Karabach, un territorio del Caucaso meridionale conteso da Armenia e Azerbaigian, è testimone di violente tensioni. In tale quadro, la Turchia ha prestato sostegno agli azeri e, come sottolineato anche dall’Armenia, Ankara ha inviato armi, miliziani dalla Siria e aerei da combattimento all’Azerbaigian. Tra i combattenti, secondo quanto riportato dal portavoce dell’LNA, vi sono anche militanti “terroristi”, sia siriani sia non siriani, precedentemente addestrati da Ankara e inviati presso i fronti di combattimento libici, a sostegno dell’esercito affiliato al GNA.

In particolare, ha specificato al-Mismari in una conferenza stampa, vi sono “gruppi estremisti” che attualmente controllano gli aeroporti dell’Ovest libico, rappresentando una “seria minaccia”. A tal proposito, gli aeroporti di Mitiga e Misurata sarebbero stati impiegati per trasferire migliaia di mercenari siriani e non siriani, mentre l’ISIS continua a “beneficiare di alcuni suoi sostenitori a Tripoli”. Già il 29 settembre, il direttore del dipartimento di consulenza dell’LNA, il maggiore generale Khaled al-Mahjoub, aveva dichiarato che le proprie forze avevano intercettato 4 aerei carichi di mercenari siriani, probabilmente in viaggio verso l’Azerbaigian. Per al-Mahjoub, il sostegno di Ankara agli azeri può essere correlato agli ultimi sviluppi politici in Libia.

Ankara ha addestrato combattenti presso i propri accampamenti in Siria, prima di inviarli nei fronti di combattimento libici, per combattere a fianco delle forze di Tripoli. Si tratta di militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), garantisce a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. Stando alle ultime cifre del SOHR, il numero di tali militanti ha raggiunto quota 18.000, tra cui 350 minori. Di questi, circa 8.500 sono tornati in Siria dopo la fine dei loro contratti.

L’ingresso di Ankara sul palcoscenico libico ha determinato un cambiamento negli equilibri del conflitto Nordafricano, a vantaggio del GNA. Quest’ultimo, grazie alla posizione di forza acquisita e al sostegno turco è riuscito a raggiungere notevoli progressi, primo fra tutti la liberazione della regione della capitale Tripoli, dove le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, avevano provato ad entrare nel quadro della “Operazione dignità”, lanciata il 4 aprile 2019. Ora i fronti di combattimento stanno assistendo ad una fase di relativa tregua, dopo l’annuncio di cessate il fuoco del 21 agosto scorso da parte del primo ministro tripolino, Fayez al-Sarraj, e del presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

In tale quadro, il 21 settembre, la Turchia ha precisato che, nonostante il premier al-Sarraj abbia manifestato la propria intenzione di dimettersi, Ankara non verrà meno agli impegni presi, in quanto si tratta di accordi non legati al singolo individuo, ma di decisioni prese a livello governativo. Il riferimento va agli accordi siglati il 27 novembre 2019, i quali hanno definito le aree di competenza di ciascuna parte nella regione del Mediterraneo orientale. Qui, la Turchia, appoggiata dal GNA, ha effettuato attività di trivellazione definite “illegali” da Cipro, Grecia e altri Paesi europei, che accusano Ankara di aver violato il Diritto internazionale, oltre che la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare. 

A tal proposito, sia il GNA sia la Turchia, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 2 ottobre, hanno riferito che il memorandum d’intesa libico-turco sulla delimitazione dei confini marittimi è stato registrato presso le Nazioni Unite. Ankara, dal canto suo, ha ribadito che continuerà a salvaguardare i propri diritti ai sensi del Diritto internazionale. Parallelamente, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha rilasciato un certificato di registrazione, in cui viene confermato che il Memorandum di Intesa è stato approvato ai sensi dell’articolo 102 della Carta delle Nazioni Unite.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si sono affrontati in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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