Il Nagorno-Karabach in dieci domande

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 7:10 in Armenia Azerbaigian

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1) Perché il conflitto in Nagorno-Karabach?

Il Nagorno-Karabach è un territorio del Caucaso meridionale conteso da Armenia e Azerbaigian. Gli armeni sono la maggioranza nella regione, che, però, sin dai tempi sovietici apparteneva all’Azerbaigian. Al termine di una guerra combattuta tra il 1991 e il 1994 gli armeni hanno assunto il controllo dell’area e di sette distretti limitrofi. Il Nagorno-Karabach, con l’appoggio armeno, si è proclamato indipendente con il nome di Repubblica di Artsakh. Da allora l’Azerbaigian tenta di riconquistare i territori perduti. È quanto sta accadendo anche in queste settimane.

Gli azeri sono musulmani sciiti, gli armeni cristiani apostolici. La religione è un fattore importante per entrambe le comunità in conflitto.

2) Chi sono i protagonisti del conflitto?

L’Azerbaigian, che punta a ripristinare l’integrità territoriale perduta nel conflitto del 1991-94, riconquistando il Nagorno-Karabach e i sette distretti limitrofi.

L’Armenia, che difende gli interessi della maggioranza della regione, di etnia armena, e che teme che una conquista azera della regione porti allo sterminio della popolazione.

La Repubblica di Artsakh, entità autoproclamatasi indipendente dopo la guerra del 1991-94 e non riconosciuta dalla Comunità Internazionale, nemmeno dall’Armenia. Formalmente uno stato con governo, amministrazione ed esercito distinti da quelli dell’Armenia.

3) Quali sono gli attori stranieri?

La Turchia, alleata dell’Azerbaigian. Ankara ha offerto “tutto l’aiuto necessario” agli azeri, secondo le parole del ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu. L’Armenia accusa la Turchia di aver inviato armi, miliziani dalla Siria e aerei da combattimento all’Azerbaigian. La comunità internazionale, Russia e Francia in particolare, hanno chiesto alla Turchia di evitare di fomentare il conflitto, ma Ankara nega ogni tipo di intervento.

La Russia, che in Armenia ha una base militare a Gyumri (esercito di terra) e a Erebuni (aviazione), ma che ha importanti relazioni commerciali con l’Azerbaigian. Mosca è interessata a ristabilire quanto prima un cessate il fuoco e si è proposta come sede di una conferenza di pace.

Il Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), co-presieduto da Francia, Russia e Stati Uniti, che dal 1994 cerca –con scarso successo– di trovare una soluzione pacifica al conflitto.

4) Cosa sta succedendo in queste settimane?

L’Azerbaigian ha lanciato un’offensiva nella zona meridionale della linea del cessate il fuoco stabilita nel 1994. Obiettivo primo dell’avanzata è il distretto di Fizuli. Baku ha definito gli scontri in corso “una guerra di liberazione”, ma afferma che ad iniziare le ostilità siano stati gli armeni, bombardando postazioni dell’esercito azero lungo la linea del cessate il fuoco.

Le truppe della Repubblica di Artsakh, sostenute dall’Armenia, hanno lanciato una controffensiva nello stesso saliente, riconquistando alcune delle posizioni perdute.

Le cifre sui caduti sono contrastanti. Fonti armene affermano che siano stati uccisi finora circa 800 soldati azeri e 103 soldati armeni, nonché 25 civili. L’Azerbaigian parla di 2.300 militari armeni feriti o uccisi, mentre non fornisce dati sul numero globale di perdite del proprio esercito.

5) Qual è la posizione dell’Azerbaigian?

Il governo azero afferma che qualunque soluzione alla contesa debba contemplare il ripristino dell’integrità territoriale del Paese, il diritto al ritorno a casa degli azeri fuggiti dal Nagorno-Karabach (circa 50.000 persone) e dagli altri territori persi nel conflitto degli anni ’90. Baku considera che il Gruppo di Minsk dell’OSCE non abbia presentato alcuna soluzione credibile e che l’Armenia sia il principale ostacolo ai negoziati, poiché propone “condizioni inaccettabili” quali far partecipare ai colloqui le autorità della Repubblica di Artsakh.

Quattro risoluzioni ONU, la 822, la 853, la 874 e la 884, votate tutte nel 1993, chiedono il ritiro dell’esercito armeno dall’Azerbaigian. Baku poggia le sue rivendicazioni su queste risoluzioni, affermando che la Repubblica di Artsakh non è altro che un “burattino” manovrato da Erevan.

6) Qual è la posizione dell’Armenia?

L’Armenia sostiene che ogni soluzione al conflitto debba essere politica e non militare e che questa debba contemplare la volontà della popolazione del Nagorno-Karabach, che già nel 1992 ha votato per l’indipendenza dall’Azerbaigian. Pertanto, Erevan considera che le autorità locali debbano essere coinvolte nel processo negoziale. Un’eventualità inammissibile per l’Azerbaigian.

Per Erevan, inoltre, il popolo del Karabach ha diritto di decidere del proprio destino e ha il diritto di vivere in pace nella propria terra.

L’Armenia teme che il ripristino della totale autorità azera nella regione porti a pogrom e ad espulsioni di massa della popolazione locale, un’eventualità che ricorda quanto accaduto alla caduta dell’Unione Sovietica nelle città azere di Sumgait e Baku, quando oltre 200 cittadini di etnia armena furono uccisi e oltre 200.000 abbandonarono l’Azerbaigian. Episodi che agli armeni ricordano il genocidio subito nel 1915 nell’Impero Ottomano, quando morirono oltre 1 milione di persone.

Il genocidio spiega anche le pessime relazioni tra Armenia e Turchia.

7) Perché l’Armenia non riconosce l’Artsakh?

L’Armenia, come il resto della comunità internazionale, non riconosce l’indipendenza del Nagorno-Karabach, con cui tuttavia ha strettissime relazioni, perché è una delle condizioni imposte dal Gruppo di Minsk dell’OSCE nel tentativo di trovare una soluzione negoziata al conflitto.

8) Perché il Nagorno-Karabach apparteneva all’Azerbaigian?

Sebbene a maggioranza armena, il Nagorno-Karabach fu assegnato all’Azerbaigian dalle autorità bolsceviche nel 1921. Inserire importanti minoranze etniche nei territori delle Repubbliche che componevano l’Unione Sovietica era pratica comune dell’epoca staliniana. Era considerata una misura di “sicurezza” per evitare l’insorgere di nazionalismi locali, contrari all’ideologia marxista-leninista dell’Unione Sovietica.

In epoca sovietica le tensioni tra le comunità armena e azera della regione furono tenute nascoste dal governo di Mosca.

9) Cosa accadde allo scioglimento dell’Unione Sovietica?

Già nel 1988 il Soviet della Regione autonoma del Nagorno-Karabach votò per staccarsi dall’Azerbaigian. Scoppiarono violenti scontri e il Cremlino dovette inviare l’Armata rossa come forza di interposizione tra le due comunità.

Le tendenze nazionaliste in Azerbaigian e Armenia, tuttavia, continuarono a crescere negli anni successivi e nel 1991, subito dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, scoppiò una sanguinosa guerra per il controllo del Nagorno-Karabach.

Gli scontri armati sono durati tre anni e hanno causato circa 25.000 morti. Come detto, in conseguenza del conflitto, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabach e di sette distretti adiacenti, occupati dalla parte armena, che li considera una “striscia di sicurezza”.

10) Cosa è successo dopo il conflitto del 1991-94?

Le sconfitte militari provocarono la caduta dei primi due presidenti dell’Azerbaigian indipendente, Ayaz Mutallibov e Abdulfaz Elcibey. Nel 1994, quando salì al potere Heydar Aliyev, padre dell’attuale presidente azero Ilham, fu firmata una tregua tra le tre parti in conflitto – Azerbaigian, Armenia e Nagorno Karabach – nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, sotto gli auspici della Russia.

Da allora la linea del cessate il fuoco separa de facto l’Azerbaigian della Repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach. Una soluzione che Baku considerava provvisoria in attesa di un accordo di pace che non si è mai raggiunto.

In questi 26 anni in diverse occasioni hanno avuto luogo scontri tra gli eserciti armeno e azero. Il più grave nel 2016, la “guerra dei 4 giorni”, quando morirono almeno 300 persone.

Gli ultimi scontri tra armeni e azeri prima di quelli in corso sono scoppiati lo scorso 12 luglio nella regione di Tavush, circa 150 Km a nord del Nagorno-Karabach. Hanno provocato la morte di almeno 20 persone, molte delle quali civili.  

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Italo Cosentino, interprete

di Redazione

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