L’UE supera lo stallo: sanzioni alla Bielorussia, la Turchia messa in guardia

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 12:24 in Bielorussia Europa Turchia

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I leader dell’Unione Europea hanno interrotto lo stallo diplomatico concordando l’imposizione di sanzioni contro la Bielorussia. L’intesa è stata raggiunta grazie a un accordo con la Repubblica di Cipro. In base al patto, se la Turchia deciderà di continuare con le trivellazioni di gas e petrolio nelle aree contese del Mediterraneo orientale, il blocco non esiterà ad approvare misure punitive nei confronti di Ankara.

La decisione, presa dopo ore di intensi negoziati, prevede l’imposizione di sanzioni contro circa 40 funzionari accusati di aver manipolato i risultati delle elezioni presidenziali. Il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, tuttavia, non figura tra gli individui imputati. “No. Lukashenko non è sulla lista attuale, ma ovviamente seguiremo la situazione, seguiremo gli sviluppi”, ha chiarito Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, dopo aver incontrato i leader dell’UE.

Se Gran Bretagna e Canada hanno già annunciato misure punitive contro Minsk, un’eventuale impasse nell’UE, dove le decisioni, per essere approvate, richiedono l’unanimità, avrebbe intaccato la credibilità della politica estera del blocco. “L’Unione europea sta agendo contro coloro che ostacolano la democrazia”, ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, al termine delle discussioni tra i 27 Stati membri dell’UE. “Penso che sia un segnale importante”, ha aggiunto.

Nel frattempo, il Ministero degli Esteri bielorusso ha dichiarato di aver compilato un elenco di persone a cui verrà vietato l’ingresso nel Paese per rappresaglia alle sanzioni del blocco. Il governo di Minsk ha precisato, tuttavia, che la lista non verrà resa pubblica.

Cipro, uno dei Paesi più piccoli del blocco, aveva deciso di bloccare le azioni contro la Bielorussia, insistendo sul fatto che dovessero essere imposte immediate sanzioni anche contro la Turchia, accusata di condurre esplorazioni energetiche “illegali” nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate anche da Atene e Nicosia. La Germania, tuttavia, si è opposta a una dura presa di posizione nei confronti di Ankara, ricordando che il Paese è membro della NATO e uno dei potenziali candidati all’ingresso nell’Unione Europea.

Nell’ottica di un allentamento dello stallo diplomatico del blocco, la NATO ha annunciato, giovedì primo ottobre, che Grecia e Turchia istituiranno un “meccanismo di de-escalation militare” per evitare scontri accidentali nel Mar Mediterraneo. Il compromesso, che ha soddisfatto Cipro, è stato inteso come un accordo volto a costringere la Turchia a rivedere il suo comportamento entro dicembre, pena l’imposizione di sanzioni contro Ankara qualora le sue “provocazioni” non dovessero arrestarsi. “In caso di rinnovate azioni da parte di Ankara, l’UE utilizzerà tutti gli strumenti e le opzioni disponibili”, ha dichiarato, venerdì 2 ottobre, la presidente dell’Unione Europea, Ursula von der Leyen, alla conclusione del vertice. “Abbiamo una cassetta degli attrezzi che possiamo applicare immediatamente”, ha specificato. Anche il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha lanciato un allarme simile dopo l’incontro: “L’UE ha rivolto alla Turchia una chiara minaccia di sanzioni se dovesse continuare a violare il diritto internazionale”.

Il capo del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha descritto l’approccio come una “doppia strategia” nei confronti di Ankara, che lascia libero il campo per relazioni più strette nell’ambito del commercio e su altri fronti, ma tiene sul tavolo la minaccia di sanzioni se il governo turco non decidesse di allentare le tensioni nel Mediterraneo. “É il massimo che la Merkel avrebbe potuto accettare”, ha detto un diplomatico dell’UE dopo i colloqui. “La cancelliera ha ritenuto che l’Unione dovesse dare alla Turchia una possibilità per altre settimane. Così Ankara è stata messa in guardia e la palla è nel suo campo”, ha aggiunto. La Germania ha tentato di restare neutrale nella controversia tra Grecia e Turchia e di svolgere il ruolo di mediatore nei colloqui, tanto che il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, l’ha definita “un Paese veramente obiettivo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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