Brexit: domani von der Leyen e Johnson a colloquio

Pubblicato il 2 ottobre 2020 alle 13:34 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, parlerà in videoconferenza con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sabato 3 ottobre, per fare il punto della situazione sull’ultimo round formale di colloqui commerciali sulla Brexit e per “discutere dei prossimi passi”. È quanto ha riferito, venerdì 2 ottobre, un portavoce di Downing Street, al termine dell’incontro, tenutosi questa mattina a Bruxelles, tra David Frost e Michel Barnier, i due capi negoziatori della delegazione britannica e di quella europea. Questa settimana è stata dedicata al nono, e probabilmente ultimo, round formale dei negoziati sul futuro della Brexit.

Johnson aveva precedentemente fissato la scadenza del 15 ottobre per la risoluzione dei colloqui, minacciando di ritirarsi e di accettare un’uscita senza accordo alla scadenza del periodo di transizione, 31 dicembre. Il Consiglio europeo ha affermato che la discussione finale sugli accordi commerciali post-Brexit sarà affrontata nella riunione del 15 e 16 ottobre.

I colloqui, tuttavia, rimangono bloccati su questioni chiave, come la pesca, la concorrenza leale e i meccanismi di risoluzione delle controversie. Le principali differenze tra UE e Regno Unito sembrano incentrarsi sulle norme per gli aiuti di Stato alle imprese e sulla regolamentazione del settore della pesca. Il timore dei politici europei è che Londra possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie. A ciò il Regno Unito ha risposto ribattendo che il governo britannico intende mantenere elevati gli standard di regolamentazione. Nello specifico, secondo Barnier, la Gran Bretagna mira a rendere più semplice la gestione di servizi finanziari dell’Europa da Londra, con il minor numero possibile di operazioni e personale nel continente. Pertanto, da parte sua, il capo negoziatore dell’UE ha ribadito che la posizione europea si basa sulla prospettiva di un’impossibilità di qualsiasi partnership economica senza “solide garanzie per una parità di condizioni, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, per garantire una concorrenza aperta e leale tra le nostre imprese”. 

Per quanto riguarda la pesca, invece, il Regno Unito è irritato dalle richieste dell’UE sull’accesso, a lungo termine, alle acque di pesca britanniche. Londra, in particolare, accusa il blocco europeo di fare richieste che non ha imposto ad altri Paesi con cui ha stretto accordi commerciali di libero scambio, come il Canada. “L’UE insiste ancora non solo sul fatto che dobbiamo accettare la continuità con gli aiuti di Stato dell’UE e la politica della pesca, ma anche sul fatto che questi temi debbano essere concordati prima che qualsiasi altro impegno sostanziale possa essere preso in qualsiasi altra area del negoziato, compresi i testi giuridici, rendendo inutilmente difficile fare progressi”, ha affermato il governo britannico.

Le due parti dovrebbero continuare a discutere anche oltre la fine del periodo di negoziazione formale. Questo perché, di recente, si è aggiunto il problema riguardante l’annuncio britannico di un progetto di legge che modificherebbe parti dell’intesa già raggiunta tra UE e Regno Unito. La legislazione sul mercato interno presentata dal primo ministro inglese, Boris Johnson, l’8 settembre, fortemente contestata da Bruxelles, dal governo irlandese e dall’opposizione parlamentare inglese, mira a rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. A detta dell’UE, dunque, cercando di ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna, il testo viola il protocollo sull’Irlanda del Nord, che rappresenta una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Gran Bretagna e Unione Europea alla vigilia della Brexit, il 31 gennaio 2020.

I negoziatori dovrebbero siglare un accordo entro la fine di ottobre o l’inizio di novembre per lasciare il tempo al Parlamento europeo e ad alcuni parlamenti nazionali di ratificarlo, in modo che possa entrare in vigore dal 2021, quando finirà il periodo di transizione. In caso contrario, la stabilità dell’isola d’Irlanda e alcuni trilioni di euro di scambi commerciali annuali tra UE e Regno Unito potrebbero essere a rischio, in quanto le parti sarebbero tenute a ricorrere alle regole generali dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che includono tariffe e quote.

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Chiara Gentili

di Redazione

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