Yemen: aumentano il dominio e le violazioni degli Houthi

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 9:57 in Medio Oriente Yemen

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Le forze congiunte della costa occidentale yemenita hanno riferito che i ribelli sciiti Houthi, in 12 ore, hanno commesso 54 violazioni della tregua imposta dalle Nazioni Unite a Hodeidah. Nel frattempo, nella capitale Sana’a e nelle altre città conquistate, gli Houthi hanno licenziato un gran numero di dipendenti delle istituzioni statali per assumere personalità ad essi affiliate.

Le violazioni documentate dalle forze congiunte, composte da membri dell’esercito yemenita e della coalizione interazionale a guida saudita, riguardano soprattutto Hodeidah. Tale governatorato rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nella regione, con il fine ultimo di riportare la tregua nel governatorato.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Secondo una dichiarazione pubblicata dai media militari delle forze congiunte, nella sera del 30 settembre, nelle 12 ore precedenti gli Houthi hanno commesso 54 violazioni dei suddetti accordi, perpetrando azioni “ostili” contro la popolazione civile e, in particolare, attacchi e bombardamenti per mezzo di armi pesanti e di medio calibro. Gli episodi hanno interessato perlopiù il distretto di Hays, le regioni di al-Jabaliya e al-Faza, presso al-Tuhayta, oltre alle aree ad Est della città di Saleh. Le forze congiunte hanno condannato tali azioni, definendole crimini contro l’umanità che hanno ulteriormente esacerbato le sofferenze della popolazione yemenita di Hodeidah, nonostante la tregua imposta dalle Nazioni Unite.

Lo Yemen è tuttora testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. 

In tale quadro, il quotidiano Asharq al-Awsat ha riferito che le milizie Houthi hanno continuato ad espellere “sistematicamente” i dipendenti del governo legittimo all’interno delle istituzioni statali, sostituendoli con nuovi rappresentanti, la cui unica qualifica è l’appartenenza alla “dinastia Houthi”. In particolare, il numero totale di dipendenti yemeniti che sono stati estromessi ha raggiunto quota 98.000, tra cui anche ministri, viceministri e dirigenti di società, enti, ed istituzioni governativi, civili e militari. In tale quadro, il presidente del Consiglio politico supremo dei ribelli, Mahdi Al-Mashat, ha nominato lo zio del leader del gruppo, Abdul Karim Al-Houthi, e suo fratello, Yahya Al-Houthi, membri del Comitato supremo per l’amministrazione degli affari umanitari e internazionali, un organo dalle milizie Houthi volto a monitorare risorse e aiuti umanitari. Il fine è garantire ai ribelli di controllare una delle maggiori istituzioni in cui confluiscono milioni di dollari, stanziati da enti e Paesi donatori.

Nonostante le perduranti ostilità, il 26 settembre, il governo yemenita e i ribelli sciiti Houthi hanno riferito di aver raggiunto un accordo per lo scambio di 1.081 prigionieri, durante i negoziati organizzati sotto l’egida dell’Onu tra due delegazioni in Svizzera. Si è trattato del maggior scambio avvenuto tra le due parti belligeranti sino ad ora. Anche questo era uno dei punti stipulati nell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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