Il tour in Nord Africa del segretario alla Difesa USA

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 17:36 in Algeria Tunisia USA e Canada

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha iniziato un tour in Nord Africa, il 30 settembre, partendo dalla Tunisia per poi recarsi in Algeria e Marocco, per rafforzare i legami tra Washington e la regione. 

Esper è il primo segretario alla Difesa statunitense a visitare Algeri, negli ultimi 15 anni. A tale proposito, un alto funzionario militare degli USA ha dichiarato che il segretario spera “di approfondire la cooperazione con l’Algeria su questioni chiave come la sicurezza regionale e la minaccia rappresentata dai gruppi estremisti”. “L’Algeria è un nostro partner nella lotta al terrorismo”, ha affermato in una recente visita ad Algeri il generale Stephen Townsend, capo del Comando USA per l’Africa, noto come AFRICOM.

I funzionari militari statunitensi visitano spesso Tunisia e Marocco, dove la cooperazione nel campo della difesa con Washington è ben consolidata. Tuttavia, Esper sarà il primo segretario alla Difesa a visitare l’Algeria, un Paese noto per avere ottimi rapporti con la Russia e Cina. Il segretario alla Difesa degli USA sarà ricevuto il primo settembre dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, che è anche ministro della Difesa e capo delle forze armate, nonché dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Said Chengriha. “Rafforzare questo rapporto è molto importante per noi”, ha affermato il generale statunitense Townsend. “Colpire le organizzazioni estremiste violente e rafforzare la stabilità regionale è un dovere reciproco”, ha aggiunto. 

Il giorno precedente, il 30 settembre, Esper è stato accolto in Tunisia, la sua prima tappa del tour in Nord Africa. Il segretario ha incontrato il presidente, Kais Saied, e il ministro della Difesa, Ibrahim Bartagi, prima di tenere un discorso al cimitero americano del Nord Africa a Cartagine, dove furono sepolti oltre 2.800 soldati stetunientesi, la maggior parte dei quali uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale. Washington ha una storia recente di buoni rapporti con Tunisi e nel 2015 ha inserito il Paese nella lista dei “maggiori alleati fuori dalla NATO”, uno status che offre alle nazioni straniere vantaggi in settori come il commercio, la difesa e la cooperazione per la sicurezza. Dal 2011, gli Stati Uniti hanno investito più di 1 miliardo di dollari nell’esercito tunisino, secondo l’AFRICOM.

La visita di Esper arriva a seguito di un incontro del 9 settembre tra il generale Townsend e il presidente tunisino, Kais Saied. Lo stesso giorno, il comandante dell’AFRICOM, in videoconferenza, ha discusso della crisi libica anche con il ministro della Difesa di Tripoli, Salah Eddine al-Namrush. Nel corso del bilaterale con il presidente tunisino, svoltosi nel palazzo di Cartagine, i due interlocutori, Kais Saied e Townsend, hanno preso in esame le modalità per rafforzare la cooperazione tra Tunisi e Washington in diversi campi, tra cui la lotta al terrorismo. Anche a detta del generale statunitense, il meeting del 9 settembre, che ha visto altresì la presenza del ministro della Difesa nazionale di Tunisi, Ibrahim al Bartaji, è stato un incontro positivo, il cui obiettivo è stato rafforzare ulteriormente la partnership statunitense con il Paese Nord-africano, soprattutto in ambito militare.

Tuttavia, non sono mancate le critiche all’interno di alcuni circoli politici tunisini. Queste sono alimentate dalle perduranti preoccupazioni della popolazione tunisina in merito alla crisi libica, vista la vicinanza dei due Paesi. Nello specifico, si pensa che gli USA abbiano dispiegato propri “Marines” nei territori tunisini, in vista di un eventuale intervento in Libia. Tale timore è da collegarsi alla dichiarazione del 30 maggio scorso, quando il Comando AFRICOM ha dichiarato che, data la preoccupazione derivante dall’attività russa in Libia, gli USA stavano valutando l’invio in Tunisia delle brigate di assistenza alle forze di sicurezza dell’esercito statunitense. Tuttavia, AFRICOM ha specificato che si sarebbe trattato di assistenza militare e non avrebbe implicato il dispiegamento di forze da combattimento.

Il 9 settembre, inoltre, il generale Townsend e l’ambasciatore USA in Libia, Richard Norland, hanno tenuto un incontro in videoconferenza con il ministro della Difesa del governo di Tripoli, Salah Eddine al-Namrush, nominato il 28 agosto a seguito della sospensione temporanea del ministro dell’Interno, Fathi Bashagha. Nel corso del meeting virtuale, Washington ha ancora una volta ribadito il proprio sostegno ad un dialogo intra-libico, da tenersi sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Parallelamente, sono stati discussi gli sforzi profusi e da profondere nella lotta al terrorismo e per riformare il settore della sicurezza. A tal proposito, gli USA hanno esortato a stabilire un cessate il fuoco permanente, a ridurre le forze militari nella Libia centrale e ad allontanare mercenari e forze straniere dal Paese.

Washington è stata tra le prime ad avanzare la proposta di smilitarizzare la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, due fronti di battaglia dove si era in attesa di una “battaglia imminente” prima del 21 agosto. In tale data, il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno entrambi invitato le forze in campo a “smilitarizzare” le due località, per poi proseguire sulla strada del percorso politico. Mentre le forze del Governo di Accordo Nazionale hanno assicurato che si sarebbero impegnate pienamente a rispettare il cessate il fuoco, le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate da Khalifa Haftar, lo hanno respinto, in quanto si tratterebbe di una mossa strategica volta a “gettare fumo negli occhi” sui Paesi della comunità internazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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