Chi sono i Proud Boys: gli estremisti di destra fedeli a Trump

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 19:25 in USA e Canada

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I social media hanno rilevato un aumento dei contenuti collegati ai Proud Boys, dopo che il gruppo è stato citato dal presidente degli Stati Uniti, durante il primo dibattito in vista delle elezioni del 3 novembre. Chi sono, come sono nati e chi li supporta. 

Il 7 settembre 2020, centinaia di sostenitori del presidente Trump si sono riuniti per una manifestazione in Oregon, in occasione del Labor Day. Secondo quanto racconta il New York Times, un uomo con la maglietta nera e oro, che riportava la scritta ‘Proud Boys’, era presente a tale incontro. L’uomo, di nome Flip Todd, si è rivolto alla folla affermando di aver giurato fedeltà agli Stati Uniti e al suo presidente, Donald Trump. Se gli attivisti del Partito Repubblicano avessero mai avuto bisogno di qualcuno per garantire la sicurezza di un evento, i ‘Proud Boys’ erano disponibili. “Continueremo a combattere per voi”, aveva aggiunto. Durante la stessa manifestazione, il 7 settembre, era in corso una contro-protesta organizzata da gruppi di sinistra. Mentre alcuni partecipanti all’evento a sostegno di Trump se ne andavano, racconta il Times, i ‘Proud Boys’ si sono uniti a un gruppo di manifestanti di destra e hanno iniziato ad attaccare i partecipanti alla contro-protesta. Secondo il quotidiano statunitense, un uomo di grossa stazza, che indossava un giubbotto antiproiettile, ha fatto cadere a terra un altro uomo molto più piccolo di lui. La scena sarebbe stata filmata e, più tardi, i ‘Proud Boys’ avrebbero pubblicato un video dell’attacco, con il titolo: “Hulk smash!”. Il filmato non è disponibile online, ma il gruppo utilizza canali Telegram e canali social privati per diffondere i propri contenuti. L’organizzazione, infatti, era stata bandita da Facebook già il 30 ottobre del 2018 e, il 16 giugno 2020, ben 358 account Facebook e 172 account Instagram legati ai ‘Proud Boys’ sono stati rimossi. 

Tuttavia, il 30 settembre, Facebook ha rilevato un consistente aumento dei contenuti relativi al gruppo estremista di destra, dopo che il presidente Trump si è rivolto a loro durante il primo dibattito presidenziale del 2020. Durante la quarta sezione del dibattito, in cui i due candidati hanno affrontato il tema delle proteste e della questione razziale negli Stati Uniti, Joe Biden ha accusato Trump di fomentare il caos e le violenze. “Non vuole che la situazione si calmi”, ha dichiarato il candidato democratico. A questo punto, il mediatore ha chiesto al presidente se era disposto a condannare il suprematismo bianco e le milizie armate, lanciando loro un messaggio e chiedendogli di farsi da parte. “Io sono disposto a farlo”, ha risposto il presidente, “ma direi che quasi tutto quello che ho visto viene dall’estremismo di sinistra e non di destra”, ha aggiunto. “Allora fallo”, lo ha incalzato Biden. Dopo qualche secondo di silenzio, Trump ha chiesto al mediatore e a Biden a chi dovesse rivolgersi, in particolare. “Datemi dei nomi”, ha chiesto. Il mediatore gli ha chiesto di rivolgersi ai ‘Proud Boys’. Quindi, il presidente ha pronunciato le parole che hanno suscitato grande scandalo nel Paese e all’estero: “Proud Boys fatevi da parte e tenetevi pronti”. In inglese: “Stand back and stand by”. Non esattamente una richiesta di placare gli animi. 

Pochi minuti dopo aver ascoltato la dichiarazione del presidente, Enrique Tarrio, il presidente dei ‘Proud Boys’, ha chiamato la sua società di Miami, che si occupa di abbigliamento, e ha ordinato di far stampare le nuove magliette: “Proud Boys Standing By”. “I Ragazzi Orgogliosi Stanno Pronti”, in italiano. Per Gavin McInnes, il fondatore ed ex-presidente del gruppo, la richiesta di Trump era un invito all’azione contro gli “Antifa”, un’espressione che fa riferimento ad un insieme di idee e persone che vengono ricondotte alla sinistra, tra cui si individuano gli organizzatori delle recenti manifestazioni anti-capitaliste, contro la violenza della polizia e contro la disuguaglianza sociale negli Stati Uniti. “Penso che stesse dicendo, se gli antifa iniziano a bruciare di nuovo le città, andate e combattete”, ha dichiarato McInnes, secondo il Times. “Penso che stesse dicendo: vi apprezzo e apprezzo il vostro sostegno”, ha aggiunto. I ‘Proud Boys’ si descrivono come “sciovinisti occidentali”, cioè nazionalisti fanatici, che “rifiutano di scusarsi per aver creato il mondo moderno”. Per entrare nel gruppo è necessario superare un’iniziazione, che di solito comprende lotte corpo a corpo. I partecipanti, negli anni, hanno promosso idee misogine, islamofobiche, antisemite e xenofobe. Negli ultimi quattro anni, il gruppo è stato coinvolto in una serie di scontri in città come Portland, Oregon, e Berkeley, in California, così come nella famigerata marcia neonazista a Charlottesville, in Virginia, avvenuta il 14 agosto del 2017, che era stata organizzata da uno dei membri del gruppo. 

Dopo il dibattito, Trump ha cercato di placare gli animi dei colleghi repubblicani, negando qualsiasi rapporto con i ‘Proud Boys’. Allo stesso tempo, alcuni dei membri dell’organizzazione hanno cercato di creare distanza tra loro e il presidente. “Non lo considero, e neanche l’organizzazione lo fa, come un appoggio diretto”, ha dichiarato Tarrio, l’attuale presidente, contraddicendo il suo predecessore. Le parole di Trump sono state “un piccolo errore”, ha affermato, intese a suggerire che il gruppo dovrebbe “stare a guardare e lasciare che i poliziotti facciano il loro lavoro”. Una questione importante da sottolineare riguarda le relazioni sociali del gruppo. I ‘Proud Boys’ affermano di essere un’organizzazione anti-establishment, tuttavia sembrano avere rapporti con alcuni membri dell’élite repubblicana e contano Roger Stone, il consulente politico conservatore e alleato di Trump, tra i loro sostenitori di più alto profilo. La storia del gruppo aiuta a comprendere il suo appeal. McInnes, co-fondatore di Vice, ha fondato i Proud Boys nel 2016 a New York. Inizialmente concepì il gruppo come un “drinking-club”, dove persone di destra potevano riunirsi in una sorta di “spazio sicuro”. A partire dall’insediamento dell’attuale presidente, il gruppo ha iniziato a servire come guardie del corpo per personalità ultraconservatrici come Ann Coulter e Milo Yiannopoulos, i cui eventi erano spesso accompagnati da contro-manifestazioni. 

Uno degli atti più noti del gruppo è stato un corteo di automobili nel 2017 attraverso Islamberg, una piccolà città nello Stato di New York, dove alcune famiglie di religione islamica si erano trasferite per sfuggire al razzismo e alla violenza di New York City. I ‘Proud Boys’ hanno accusato, senza alcuna prova, i nuovi arrivati di essere addestratori di estremisti islamici. Inoltre, l’organizzazione si era espressa sul caso del ragazzo di soli 17 anni, Kyle Rittenhouse, che è stato arrestato per aver sparato ed ucciso due manifestanti a Kenosha, in Wisconsin, mentre forniva una sorta di servizio di sicurezza per i negozi della città contro le possibili violenze dei manifestanti. “Rittenhouse non ha fatto niente di sbagliato”, riportavano le magliette dei ‘Proud Boys’ durante i successivi eventi. Il gruppo è stato particolarmente attivo a partire da maggio del 2020, per contrastare le proteste che sono esplose in tutto il Paese contro il razzismo sistemico delle forze di sicurezza statunitensi, dopo la morte dell’afroamericano di Minneapolis, George Floyd, ucciso per soffocamento da un agente di polizia. Ad oggi, McInnes afferma che i Proud Boys contano 5.000 membri, con organizzazioni in quasi tutti gli Stati. Gli esperti credono che il numero sia più basso, tra 1.000 e 3.000 membri.

Sempre secondo il New York Times, esistono quattro livelli di appartenenza al gruppo. Il primo prevede che il membro reciti ad alta voce il “credo filo-occidentale”. Il secondo, invece, arriva con un tatuaggio, che riporta le parole: ‘Proud Boys’. I livelli più alti dovrebbero essere riservati a coloro che praticano la violenza per conto del gruppo. La bandiera dell’organizzazione, con un gallo segnavento puntato verso Ovest, porta la scritta: “L’Occidente è il migliore”. La sua convention annuale, tenutasi di recente a Las Vegas, si chiama “WestFest”. Le fonti di finanziamento del gruppo non sono chiare. Tuttavia, sono circolate informazioni riguardanti il pagamento di una quota di 20 dollari al mese da parte dei membri. Le attività del gruppo si inseriscono in un generico allarme, negli Stati Uniti, che cresce in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre. L’Ufficio per la Sicurezza Nazionale del New Jersey ha avvertito che l’estremismo interno rappresenta una grave minaccia alla stabilità del Paese. 

L’allarme è stato lanciato il 23 settembre, lo stesso giorno in cui il segretario per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Chad Wolf, aveva sottolineato la minaccia rappresentata dalla Russia, dalla Cina e dall’Iran per le elezioni statunitensi. In un’audizione al Congresso, il 23 settembre, Wolf ha evidenziato, tuttavia, che non esistono prove sul fatto che i Paesi stranieri stiano effettivamente interferendo. Inoltre, Wolf non ha fatto alcun riferimento alla minaccia rappresentata dall’estremismo interno. Tuttavia, vale la pena sottolineare che la dichiarazione arriva pochi giorni dopo lo scandalo partito dall’ex capo della sezione intelligence del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, Brian Murphy. L’uomo ha accusato formalmente i suoi superiori di avergli ordinato, tra le altre cose, di minimizzare il pericolo relativo all’estremismo di destra e di evidenziare, invece, la minaccia rappresentata dai gruppi di sinistra, seguendo la linea delle dichiarazioni pubbliche rilasciate dal presidente Donald Trump. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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