Nuove sanzioni degli USA per colpire il governo in Siria

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 7:01 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro cittadini e società siriane vicine al governo del presidente, Bashar al-Assad, in quella che è stata percepita come l’ultima mossa ai danni del governo di Damasco da parte di Washington. 

Il 30 settembre, gli USA hanno inserito 13 società e 6 individui, compreso il governatore della Banca Centrale della Siria, nella lista nera delle sanzioni. Tale mossa avrà come conseguenza una diminuzione delle entrate per il governo di Assad e una maggiore tensione interna al governo siriano. “Gli Stati Uniti continueranno a impiegare tutti i loro strumenti e la loro autorità per prendere di mira i beni di chiunque tragga profitto o faciliti gli abusi del regime di Assad nei confronti del popolo siriano”, ha riferito in una dichiarazione il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin. Separatamente, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha avvertito che le misure ai danni di funzionari, comandanti e “leader aziendali corrotti” non cesseranno fino a quando il regime di Assad e i suoi promotori non prenderanno provvedimenti irreversibili per porre fine alla loro campagna di violenza contro il popolo siriano. Pompeo ha aggiunto che Damasco deve allinearsi con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, nello specifico, con la Risoluzione 2254. Questa è stata adottata all’unanimità il 18 dicembre 2015 e chiede l’imposizione di un cessate il fuoco e il raggiungimento di una soluzione politica in Siria.

Washington ha anche inserito nella lista nera il capo della Direzione Generale dell’Intelligence siriana, il Ministero del Turismo e un uomo d’affari, Khodr Taher Bin Ali. Quest’ultimo, secondo il Tesoro statunitense, sarebbe collegato al governo di Assad, così come la sua rete di società. Gli USA hanno concesso fino al 30 dicembre a queste imprese e individui per effettuare operazioni e attività necessarie per la liquidazione dei propri rapporti nei Stati Uniti. Anche il comandante del 5° Corpo dell’Esercito Arabo Siriano, Milad Jedid è stato inserito nella lista nera, poiché è accusato di essere coinvolto in attività che impediscono un cessate il fuoco nel Paese, insieme ad altri due cittadini siriani, non meglio identificati. Le sanzioni arrivano in un momento molto teso dei rapporti tra Damasco e Washington. 

In particolare, il 15 settembre, durante un’intervista telefonica su Fox News, Trump ha ammesso di aver ordinato di eliminare il presidente siriano nel 2017, a seguito di un attacco con armi chimiche. “Avevo tutto pronto. Ma Mattis non voleva farlo”, ha riferito il presidente USA, che ha poi criticato l’ex segretario alla Difesa, James Mattis, definito “un generale estremamente sopravvalutato” e un “militare terribile, un leader terribile”. Tali dichiarazioni fanno riferimento ad eventi che hanno avuto luogo durante il mese di aprile del 2017. Nello specifico, il 4 aprile 2017, un raid aereo ha colpito la città di Khan Sheikhoun, in una zona controllata dai ribelli che si opponevano al regime di Assad, nel Nord Ovest della Siria. L’opposizione aveva immediatamente accusato il presidente di aver utilizzato armi chimiche, mentre Damasco ha negato un suo coinvolgimento.

A seguito delle rivelazioni di Trump, il Ministero degli Esteri di Damasco ha affermato che le dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca dimostrano che l’amministrazione statunitense rappresenta “uno Stato canaglia e fuorilegge”, che impiega i medesimi metodi e strumenti di uccisione utilizzati dalle organizzazioni terroristiche, con il fine ultimo di soddisfare i propri interessi, senza tener conto di eventuali norme e controlli. Inoltre, una fonte ufficiale del Ministero siriano ha aggiunto che le parole di Trump sono altresì indice del “livello al quale si è abbassato il pensiero e il comportamento politico sconsiderato dell’amministrazione USA”, legata ad un “gruppo di banditi” che perpetrano crimini per giungere ai propri obiettivi. Oltre a tale ultimo scontro verbale, Washington e Damasco hanno messo più volte in luce le proprie divergenze, soprattutto in merito al petrolio siriano, il quale rappresenta un “argomento radioattivo”.

In particolare, il governo di Assad ha spesso accusato gli Stati Uniti di furto delle risorse petrolifere siriane, dopo che Trump ha annunciato la permanenza di 500 soldati delle Forze speciali nella regione controllata dai gruppi curdi. A tal proposito, gli USA hanno spesso chiuso un occhio sul traffico di petrolio tra i curdi e il governo siriano. Inoltre, una buona quantità di petrolio viene venduta a prezzi ridotti anche al Kurdistan iracheno. Altra questione fonte di attrito è rappresentata dal cosiddetto “Caesar Act”, una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Inoltre, è previsto altresì il congelamento degli aiuti destinati alla ricostruzione della Siria.

Le sanzioni sono entrate in vigore il 17 giugno scorso, sebbene il documento fosse stato firmato dal capo della Casa Bianca e approvato da entrambe le camere del Congresso nel mese di dicembre 2019. L’entrata in vigore di tale legislazione è giunta in un momento in cui la Siria, devastata dal perdurante conflitto, si è trovata a far fronte ad una grave crisi economica, aggravata altresì dalla crescente svalutazione della moneta locale. La guerra siriana è entrata ormai nel suo decimo anno. Questa era scoppiata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione aveva iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente Assad. Numerosi eventi ed attori nazionali ed internazionali si sono susseguiti negli anni, con conseguenze catastrofiche per la popolazione civile, sopratutto nelle aree controllate di cosiddetti “ribelli”. Tale fazione ha finito per includere uno spettro di persone, dal civile critico contro il regime al jihadista radicalizzato. In tale contesto, l’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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