La risposta degli USA e di Taiwan alle Nuove Vie della Seta

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 12:54 in Cina Taiwan USA e Canada

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Gli Stati Uniti e Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC), hanno ulteriormente intensificato le relazioni bilaterali, basate sul principio “veri amici, progresso reale”, in quanto lanceranno insieme progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America nell’ambito del cosiddettoFramework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere una catena di approvvigionamento maggiormente resiliente nell’Indo-Pacifico. Questo è quanto rivelato il 30 settembre dal direttore dell’American Institute in Taiwan (AIT), l’ambasciata de facto degli USA sull’isola, Brent Christensen e dal ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu.

In base a tale progetto, firmato lo scorso 17 settembre, il Dipartimento del Tesoro di Washington e il Ministero delle Finanze di Taipei istituiranno un gruppo di lavoro per individuare e promuovere la collaborazione tra i settori pubblico e privato in investimenti infrastrutturali. L’AIT ha affermato che il progetto ambisce a sostenere progetti di qualità in mercati emergenti, mentre Wu ha sostenuto che l’iniziativa possa unire la strategia per l’Indo-Pacifico di Washington con la politica “diretta a Sud” di Taipei, lanciata dalla presidente Tsai Ing-wen nel 2016 e in base alla quale Taiwan starebbe cercando di incrementare le proprie relazioni economiche con il Sud-Asia e con il Sud-Est asiatico per interrompere la dipendenza dell’isola dalla Cina.

Pur non essendo ancora stati rivelati né il volume dei finanziamenti né i progetti destinatari degli investimenti, il piano sembrerebbe ambire a contrastare la crescente influenza della Cina in più regioni del mondo e, in particolare, in Asia grazie al progetto delle Nuove Vie della Seta.

Washington non ha mai visto di buon occhio il grande progetto infrastrutturale e d’investimenti, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, e con il quale Pechino ambisce a creare un collegamento tra la Cina, l’Asia, l’Europa e anche l’Africa. Tra le critiche rivolte al progetto, più voci interne agli USA hanno accusato il governo cinese di perpetrare la cosiddetta “diplomazia del debito”, ossia consentire ingenti prestiti a molti Paesi, anche poveri o con un debito già molto alto, per la realizzazione di grandi progetti alla fine dei quali, se il richiedente non riesce a ripagarli cede in gestione ad aziende cinesi il progetto realizzato. Ad esempio, nel 2017, lo Sri Lanka, non riuscendo a restituire il finanziamento cinese ha dato la gestione del 70% del suo secondo porto, Hambantota, ad un’azienda statale di Pechino. La Cina, da parte sua, ha sempre negato categoricamente le accuse ricevute.

Prima che con Taiwan, Washington aveva già siglato intese simili per fornire finanziamenti a progetti infrastrutturali nell’Indo -acifico con il Giappone e l’Australia. Secondo i media taiwanesi, la vera differenza tra i finanziamenti cinesi e quelli che saranno resi disponibili dal Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation è che quest’ultimo non sarà ad esclusiva guida statale come avviene per le Nuove Vie della Seta e per la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), l’istituto finanziario che si occupa delle operazioni legate ai progetti cinesi, ma coinvolgerà il settore pubblico e privato.

L’amministrazione dell’attuale presidente statunitense, Donald Trump, ha adottato più iniziative volte ad intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità della ROC. Negli anni, Washington ha comunque mantenuto legami informali con l’isola dal punto di vista culturale e commerciale ed è il suo maggior fornitore di armi.  Il 16 marzo 2018, poi, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act che consente e incoraggia visite di alto livello tra Stati Uniti e Taiwan e, nello stesso anno, hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan.

In tale quadro di iniziative, dal 17 al 19 settembre scorso, il sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach si è recato in visita a Taipei, dopo che, dal 9 al 12 agosto scorsi, si era recato sull’isola il segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar. Lo scorso 14 agosto, poi, Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia americana Lockheed Martin Corp.

Entrambe le visite hanno innescato la pronta reazione di Pechino che per tutta la durata della visita di Krach, ha condotto esercitazioni militari aeree nello stretto di Taiwan durante le quali, gli aerei dell’Esercito Popolare Cinese(EPL) hanno attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, senza però sorvolare l’isola. Oltre a questo, il 19 settembre, l’Aviazione cinese ha anche rilasciato un video di un’esercitazione dei bombardieri H-6, in grado di trasportare testate nucleari, durante la quale è stato simulato un attacco contro una base aerea che sembrerebbe la stazione militare statunitense di Guam. Anche durante la visita di Azar, lo scorso 10 agosto, il Ministero della Difesa taiwanese aveva segnalato che aerei da combattimento cinesi avevano brevemente attraversato la Linea Mediana per la prima volta dopo molti anni.

Per l’esecutivo di Pechino Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base a quanto stabilito dal principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della RPC. Ciò nonostante, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa alla Cina continentale, Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio.

Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico del suo governo, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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