Iraq, Erbil: missili contro una base della coalizione internazionale

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 8:27 in Iraq Medio Oriente

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Il comando iracheno per le operazioni congiunte ha riferito che, nella sera del 30 settembre, 6 missili hanno colpito le vicinanze di una base della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, a Erbil, capoluogo della regione del Kurdistan iracheno.

L’attacco, definito terroristico, ha colpito una base dove sono di stanza altresì forze di Washington. Tuttavia, non sono state riportate vittime né danni materiali. Secondo il Servizio Antiterrorismo del Kurdistan, l’attentato è stato perpetrato dalle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una coalizione di milizie paramilitari, prevalentemente sciite, sostenute dall’Iran. La medesima fonte ha riferito che i missili sono stati lanciati, presumibilmente, da un villaggio situato nella regione di Ninive, a Est di Mosul, e questi, a detta del Servizio Antiterrorismo, erano più “sofisticati” rispetto a quelli di tipo Katyusha. Dei 6 lanciati in totale, un missile ha colpito la sede di un partito di opposizione curdo iraniano, mentre gli altri sono precipitati nelle vicinanze dell’aeroporto di Erbil, dove si trovano accampamenti della coalizione internazionale.

Anche il Ministero dell’Interno della regione del Kurdistan ha dichiarato che i missili sono stati lanciati da un’area controllata dalle Forze di mobilitazione popolare, alla periferia del villaggio di Sheikh Amir, nel governatorato di Ninive. Il capo del governo regionale del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, ha condannato con forza l’accaduto, mentre il leader del Partito Democratico del Kurdistan, Hoshyar Zebari, ha descritto l’incidente “una nuova escalation contro la sicurezza dell’Iraq”, il cui responsabile è lo stesso che ha colpito in precedenza la capitale Baghdad.

L’attacco, al momento non ancora rivendicato, è avvenuto a poche ore di distanza da un incontro del primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, con circa 25 diplomatici stranieri, tra cui l’ambasciatore degli Stati Uniti, in cui il premier si è impegnato a salvaguardare la sicurezza delle missioni straniere in Iraq e a limitare il possesso di armi alle sole forze governative. Il meeting è giunto dopo che, il 28 settembre, gli Stati Uniti hanno avvertito l’Iraq che l’attuale amministrazione è intenzionata a chiudere la propria ambasciata a Baghdad, entro tre mesi, a meno che il governo iracheno non fermi l’ondata di attacchi missilistici lanciati dalle milizie sciite.

Il timore è che una mossa simile possa spingere anche altri Paesi a ritirare i propri rappresentanti diplomatici dall’Iraq. Per al-Kadhimi, chiudere le ambasciate straniere nel Paese equivale a porre fine alla cooperazione economica e militare con i propri partner, in un momento in cui l’Iraq sta affrontando grandi sfide. Per tale motivo, Baghdad è intenzionata a “imporre lo stato di diritto” e a limitare le armi nelle sole mani dello Stato, proteggendo le missioni diplomatiche e le loro sedi in Iraq. Secondo il premier, l’obiettivo di chi compie tale tipo di attacchi è destabilizzare il Paese e minare le sue relazioni con gli alleati regionali e internazionali.

A partire dal mese di ottobre 2019, sono più di 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati.  La serie di attacchi si è verificata a cavallo di un episodio considerato l’apice delle tensioni tra Iran e Stati Uniti sul suolo iracheno, ovvero la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Tale episodio, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. È di fronte a tale scenario che, l’11 giugno scorso, Washington e Baghdad hanno tenuto il primo round di colloqui del cosiddetto “dialogo strategico”, promosso dal primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi. Il dialogo mira a definire il ruolo degli Stati Uniti nei territori iracheni e a discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra i due Paesi, con il fine ultimo di creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad, e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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