Gli ultimi sviluppi in Libia: dalla mobilitazione di Haftar al sostegno dell’Algeria

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 11:03 in Algeria Libia

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Mentre fonti del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno continuato a denunciare la perdurante mobilitazione delle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il premier tripolino, Fayez al-Sarraj, e il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, hanno ribadito la necessità di porre fine all’ingerenza straniera in Libia.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, le forze del Governo di Accordo Nazionale, nella sera del 30 settembre, hanno riferito che due aerei cargo militari sono atterrati in una base aerea situata nei pressi della città costiera di Sirte, posta sotto il controllo dell’LNA e del suo generale Khalifa Haftar. In particolare, è stato il portavoce della Sala Operativa di Sirte e Al-Jufra, il generale di brigata Abdul Hadi Darah, a riferire di una perdurante mobilitazione da parte degli uomini di Haftar, coadiuvati dai combattenti di un gruppo militare privato russo, la cosiddetta Compagnia Wagner. Negli ultimi due giorni, ha riferito Darah, questi sono stati impegnati anche in esercitazioni militari che hanno visto l’impiego di diversi tipi di armi. Parallelamente, membri dell’LNA si sono recati presso una base egiziana per operazioni di addestramento militare.

Nel frattempo, a detta del portavoce della sala operativa affiliata al GNA, le regioni di Sirte e Jufra stanno assistendo a difficili condizioni umanitarie e sociali e i civili sono spesso vittima di rapine e sparatorie. Si tratta di due località dove, prima del 21 agosto, era attesa una “battaglia imminente” tra le due parti belligeranti, protagoniste del perdurante conflitto libico, l’LNA e il GNA. L’escalation è stata frenata dall’annuncio di un cessate il fuoco, proclamato dal premier al-Sarraj e dal presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

L’apparente tregua ha incoraggiato una più ampia mobilitazione diplomatica a livello internazionale e regionale, segnata da una serie di incontri, tra cui quelli ospitati dal Marocco, nella città di Bouznika, tra il 6 e il 10 settembre scorso. Anche l’Algeria e la Tunisia si sono fatte promotrici di una soluzione politica, da realizzare attraverso un dialogo intra-libico e l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dalla regione Nord-africana.

Tale concetto è stato ribadito anche il 30 settembre, nel corso di una conversazione telefonica tra il premier tripolino al-Sarraj e il capo di Stato algerino, Tebboune. In particolare, è stata nuovamente evidenziata la necessità di porre fine a qualsiasi forma di “ingerenza esterna negativa” negli affari interni libici e di favorire un dialogo tra le diverse componenti libiche, che possa portare ad elezioni legislative e presidenziali nel minor tempo possibile.

Non da ultimo, Algeri ha risposto tempestivamente alla richiesta di assistenza di Tripoli per un guasto in una centrale elettrica, la quale rifornisce la popolazione della capitale. In particolare, Tebboune si è detto disposto ad inviare, per giovedì primo ottobre, una squadra tecnica facente capo alla Sonelgaz, la società statale algerina responsabile della distribuzione di elettricità e gas naturale, per provare a porre rimedio al problema. Si tratta di danni esacerbati dagli attacchi perpetrati dalle forze di Haftar sin dal 4 aprile 2019, e che hanno causato continue e lunghe interruzioni di corrente, talvolta della durata di 16 ore. Ciò ha portato, più volte, la popolazione locale a manifestare contro i responsabili del settore dell’elettricità in Libia.

Nel frattempo, si è in attesa del secondo round dei colloqui di Bouznika, che sarebbe dovuto iniziare oggi, primo ottobre. Il meeting prevede la presenza di delegazioni legate all’Alto Consiglio di Stato libico e al Parlamento di Tobruk. Tuttavia, l’inizio del secondo round è stato rimandato, per la terza volta consecutiva in meno di una settimana, a causa della mancata firma del capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, e del presidente del Parlamento, Aguila Saleh, dei verbali dell’accordo raggiunto al termine del primo round, in cui sono stati definiti i criteri per nominare “posizioni sovrane”.

Fonti del Parlamento hanno rivelato che alla base del ritardo vi sarebbero altresì divergenze interne, inerenti alla composizione e alla nomina di nuove personalità per il futuro Consiglio presidenziale e il comando dell’esercito. Si tratta di cariche attualmente ricoperte dal primo ministro, al-Sarraj. Quest’ultimo, il 16 settembre, ha annunciato che cederà il proprio mandato ad una “nuova autorità” entro la fine del mese di ottobre, alla fine dei colloqui che porteranno alla formazione di un nuovo esecutivo e alla nomina di un nuovo primo ministro.

Il fine ultimo di tali colloqui, che si terranno sotto l’egida delle Nazioni Unite, è porre fine alla situazione di grave instabilità in Libia, che ha avuto inizio il 15 febbraio 2011. Gli schieramenti che si oppongono nel quadro della crisi libica sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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